@GORA' :

@GORA' :

UN LABORATORIO DI PENSIERO E RIFLESSIONE FATTO DAI LAVORATORI:
il diario della crisi

Post più popolari

sabato 30 agosto 2014

Il vescovo di Terni invoca lo «spirito» tedesco per salvare l'Ast.



Sulle sorti dell'Ast di Terni, acciaieria dove sono a rischia 550 addetti, secondo il piano di ristrutturazione annunciato da ThyssenKrupp, interviene ora anche il vescovo della città umbra, Giuseppe Piemontese. Lo fa invocando il Mitbestimmung, il modello di relazioni industriali adottato in Germania dalla seconda metà del Novecento: insomma, proprietà, governo e lavoratori cerchino insieme soluzioni per lo sviluppo dell'Ast. «Partecipazione, cogestione e codeterminazione sono - spiega il presule - i significati che in italiano assume la parola Mitbestimmung, "fiore all'occhiello" della tradizione economica tedesca, a cui appartiene la ThyssenKrupp, proprietaria dell'acciaieria». Piemontese riconosce che «in Italia le relazioni sindacali sono improntate prevalentemente ad altri modelli, ma da una grande industria tedesca ci si aspetterebbe che almeno lo spirito della Mitbestimmung venisse colto e promosso. Ciò che è mancato nel piano industriale presentato dalla ThyssenKrupp è quel mit, insieme, che nella lingua tedesca esprime incontro, partecipazione, socialità, fraternità, famiglia, squadra».

...........In merito al futuro, il vescovo Giuseppe Piemontese si chiede come mai l'Ast «sia giunta ad una condizione tale da non potersi prevedere un piano di rilancio, ma solo di dismissioni. Quali le cause di tale stato di disimpegno? È imperizia di chi ha avuto il timone in mano o di maestranze distratte o incompetenti»? Il timore dell'alto prelato, espresso nel suo intervento è che alla fine «le conseguenze e i costi ricadano prevalentemente sui lavoratori e le loro famiglie. E ciò non è corretto, né tanto meno giusto, neanche in un'economia di mercato».

Rassegna stampa - da il Sole 24 Ore

martedì 19 agosto 2014

Londra, i manager delle società della City guadagnano 131 volte i loro dipendenti


Londra, i manager delle società della City guadagnano 131 volte i loro dipendenti



Uno studio della società specializzata "High pay centre" rivela il nuovo allargamento della forbice tra le retribuzioni. Soltanto nel 1998, la differenza era di 47 volte. 

Londra, i manager delle società della City guadagnano 131 volte i loro dipendenti TAG retribuzioni, manager stipendi, High pay centre, City, ftse100 MILANO - Si moltiplicano gli studi che dimostrano come la forbice degli stipendi tra manager delle grandi imprese e i dipendenti che dirigono si stia allargando sempre di più. L'ultimo studio in ordine di tempo riguarda la City: i dirigenti delle società che fanno capo all'indice Ftse100 della Borsa di Londra guadagnano in media 131 volte più dei loro dipendenti. Lo rivela uno studio del think-tank "High pay centre", nel quale si legge: "I dati indicano l'aumento incredibile delle remunerazioni dei dirigenti rispetto a quelle della maggior parte dei lavoratori britannici negli ultimi tre decenni". Nel 1998 la differenza degli stipendi era di uno a 47, indica il rapporto, che ha confrontato la remunerazione complessiva del direttore generale con il salario medio dei dipendenti. Dallo studio emerge anche qualche esempio con nomi e cognomi. Il numero uno dell'azienda di birra SabMiller, Alan Clark, ha guadagnato l'anno scorso 6,5 milioni di sterline (pari a 8,1 milioni di euro), ovvero 360 volte la paga media di uno dei suoi dipendenti, mentre il direttore generale di Compass (gruppo della ristorazione), Richard Cousins, ha percepito 5,5 milioni di sterline (6,85 milioni di euro), ilc he equivale a 418 volte il salario medio dei suoi sottoposti.

Rassegna stampa : da Repubblica - 19.08.2014

giovedì 14 agosto 2014

Rating etico: le banche popolari promosse

E' positiva la valutazione del profilo di sostenibilità delle Banche popolari italiane. Lo sostiene l'ente Europeo agenzia di rating di sostenibilità Standard Ethics, le 37 banche popolari analizzate merita un rating "EE"" con outlook positivo che definisce un buon grado di conformità (su una scala di 9 livelli da EEE a F) rispetto alle indicazioni Onu, Ocse, e Ue su governance e responsabilità sociale.
Le Banche popolari italiane si distinguono i tema di sussidiarietà, democrazia economica, tutela degli azionisti di minoranza, remunerazione dei vertici, partecipazione assembleare.

Standard Ethics Rating assigned to Italy's Banche popolari - il documento

Standardethics, agenzia di rating europea

lunedì 11 agosto 2014

Il Paese non riparte.

Nel secondo trimestre di quest’anno, informa l’istituto di statistica, il Pil ha segnato infatti un -0,2% sul trimestre precedente e un -0,3% su base annua. Dati non soltanto negativi ma anche peggiori delle previsioni degli osservatori che indicavano una "forchetta" tra il +02 e il -0,1. Un ribasso dovuto soprattutto all’indebolimento della domanda estera, cioè dell’export, mentre il mercato interno non riparte. In dati assoluti il prodotto interno italiano è tornato ai livelli di 14 anni fa, circa 340 miliardi nel trimestre. Rispetto al 2008 abbiamo perso il 10% della ricchezza nazionale....

Il nuovo segno meno fa seguito a quello registrato nel primo trimestre e riporta tecnicamente il Paese in recessione, la terza negli ultimi cinque anni. Complessivamente nella prima metà dell’anno il Pil è sceso di tre decimi di punto....Un dato choc che rende ormai irrealistico l’obiettivo fissato in primavera dal governo di una crescita dello 0,8% nell’intero anno. Ora il rischio concreto è di chiudere anche il 2014 con il segno meno.
La notizia ieri mattina ha fatto salire lo stato di allerta in Piazza Affari, che ha chiuso con un pesante -2,7% (unica Borsa europea in netto calo), bruciando 12,8 miliardi di euro di capitalizzazione. In mattinata il tonfo calo aveva superato anche il 3% con diversi titoli sospesi per eccesso di ribasso. All’opposto torna a correre lo spread tra i titoli tricolori e quelli tedeschi che si è riportato a quota 170 punti dai 155 dei giorni scorsi....
Per il resto dell’anno lo scenario è molto incerto. Un dato in controtendenza arriva sempre dall’Istat e riguarda la produzione industriale, che a giugno ha fatto segnare un + 0,9 rispetto a maggio e un +0,4% su base annua. Ma i primi indicatori su luglio non sono positivi. Terna informa che i consumi elettrici sono calati del 3,8% rispetto allo stesso mese del 2013, un dato che si spiega solo in parte con l’estate più fredda, mentre è scesa anche la fiducia di consumatori e imprese. Secondo il centro studi di Intesa Sanpaolo, anche mantenendo le previsioni di una lieve ripresa nei prossimi sei mesi, la media annua del Pil rischia di restare sottozero.

mercoledì 30 luglio 2014

Maxi stipendi, “buste paga dei manager non dipendono dai risultati aziendali”

Secondo Businessweek, il 99% della "retribuzione esorbitante" degli amministratori delegati "non ha niente a che vedere" con il fatturato e l'andamento del titolo in Borsa, che spiega solo l'1% della busta paga

Maxi stipendi, “buste paga dei manager non dipendono dai risultati aziendali”

Perché gli amministratori delegati prendono stipendi esorbitanti? La rivista americana Businessweek, in un articolo dal titolo “The Pay-per-Performance Myth”, il mito della paga in base al risultato, indaga sulle ragioni che spingono le grandi aziende a pagare cifre altissime ai loro top manager. La risposta più frequente, secondo il giornale pubblicato da Bloomberg, è che “la busta paga è legata ai risultati aziendali”. “Ma i dati confermano questa affermazione?”, si interroga l’articolo.
Per rispondere, Businessweek riprende uno studio condotto dal gruppo californiano Equilar, che periodicamente pubblica i dati sui compensi, in merito alla relazione tra ricavi, profitti, redditività delle azioni e retribuzione degli amministratori delegati di duecento grandi aziende statunitensi. Ebbene, secondo lo studio la correlazione tra l’andamento del titolo in Borsa e la retribuzione è bassissima: solo l’1%. Se si prendono in considerazione, poi, gli altri indici di risultato, come i ricavi e la redditività, l’incidenza della performance è ancora più esigua e si avvicina allo zero. Insomma: il 99% delle maxi buste paga “non ha niente a che vedere con la performance dell’azienda”, recita l’articolo. Che conclude notando che se i risultati fossero un elemento determinante dello stipendio le percentuali sarebbero diverse. Solo in quel caso la ‘Pay-per-Performance’ non sarebbe, effettivamente un ‘mito’.

sabato 26 luglio 2014

Sviluppo umano: spettro povertà per 2,3 mld. Italia 26esima, ma per le donne è 61esima


MILANO - In un mondo dove 3,5 miliardi di persone mettono insieme le stesse ricchezze delle 85 più ricche, le Nazioni Unite si sono ritrovate nuovamente a chiedere alla politica uno sforzo comune e coordinato per cercare di livellare le diseguaglianze e diffondere il benessere alle fasce che non lo conoscono. Queste ultime sono molto ampie e come sempre in questi casi i numeri dicono più di ogni altra affermazione: 1 miliardo e 200 milioni di persone vivono con 1,25 dollari o meno al giorno, ma le stime peggiorano se si tengono in considerazione parametri più ampi che quelli semplicemente reddituali.

Le ultime riguardano il Multidimensional Poverty Index, targato Undp, e rivelano che quasi 1,5 miliardi di persone in 91 Paesi in via di sviluppo vivono in povertà, con privazioni che si sovrappongono tra gli ambiti della salute, dell'istruzione o delle condizioni di vita. E nonostante la povertà nel complesso sia in contrazione, ci sono altri 800 milioni di individui che rischiano di scivolarsi se il corso della loro vita o quello del Paese in cui vivono dovesse subire un contraccolpo. 

Alcuni flash che provengono dallo Human Development Report presentato in settimana dalle Nazioni Unite a Tokyo.  Punta il dito sugli aspetti della "vulnerabilità" di moltissime persone, che si sono sedimentati nel tempo come risultato della discriminazione e del fallimento delle politiche socioeconomiche, colpendo gruppi come gli anziani, i migranti, le donne o i giovani, o ancora coloro che hanno disabilità. Per esempio, si scopre che l'80% della popolazione mondiale anziana non ha una sufficiente protezione sociale, che per di più si accompagna a povertà e disabilità.

Ancora, otto persone su dieci, nel mondo, mancano di protezione sociale, mentre il 12% (842 milioni di persone) soffre di fame cronica e quasi la metà di tutti i lavoratori del globo terracqueo sono occupati in maniera precaria o irregolare. Proprio la disoccupazione, soprattutto quella giovanile, è "il" problema crescente per i Paesi in via di sviluppo, in particolare perché sempre più ragazzi intraprendono il percorso scolastico. Khalid Malik, direttore dell'ufficio sullo Sviluppo umano dell'Undp, e principale autore del report, sottolinea infatti al Guardian: "Quando le persone sono più istruite, cambia il loro rapporto con la concezione di cittadinanza, e si aspettano una maggiore gratificazione dal lavoro. Il nostro rapporto mostra quanto si stia ampliando, in maniera sostanziale in Africa, il fossato tra persone che si affacciano al mondo del lavoro e reale disponibilità di posti di lavoro".

 

venerdì 25 luglio 2014

Crisi, il dramma del Mezzogiorno: persi 47,7 miliardi di Pil e 32mila imprese

La crisi ha colpito il Sud con "effetti durissimi", servono "interventi robusti per amplificare i timidi segnali positivi", avverte Confindustria. Nel Meridione sono andati in fumo oltre 600mila posti di lavoro perduti,  114mila persone sono in cassa integrazione e quasi 2 giovani su 3 sono disoccupati

mercoledì 23 luglio 2014

risparmio e dipendenti le chiavi della "ripresa economica"

Pubblicati i dati del VI Rapporto sull'impegno sociale delle imprese in Italia: la responsabilità sociale prosegue il cammino di contaminazione del tessuto imprenditoriale passando dal 64% di sociatà del 2011 al 73% del 2014

A leggere il VI Rapporto nazionale sull'Impegno sociale delle imprese, pubblicato a giugno dall'Osservatorio Socialis e condotto dall'Istituto demoscopico Ixè, c'è da chiedersi se sono cambiate le policy aziendali di responsabilità sociale in Italia. Perché al centro dell'attenzione dei manager e delle loro direttive di Corporate Social Responsibility ci sono infatti i consumi, la gestione delle risorse, il corretto utilizzo dell'energia. La quotidianità delle nostre aziende è cambiata e questo è uno dei portati irreversibili della crisi economica.

Fino al 2011,
anno del rapporto precedente, in azienda l'intento di essere "etici", o "socialmente responsabili", si traduceva principalmente nell'organizzazione di donazioni umanitarie. Eventi simbolici, utili certo, quanto però anche episodici, sconnessi da una strategia di largo respiro. A due anni di distanza, molto è cambiato e niente è più affidato all'estemporaneità..... Nuove strategie di responsabilità sociale quindi, che rispondono a nuove ambizioni identitarie delle aziende: secondo il rapporto, la spinta motivazionale più forte nelle nuove strategie di responsabilità sociale d'impresa è la "reputazione" dell'azienda; solo in seconda battuta ci sono aspettative dichiarate sul business e sul clima interno. L'elemento del personale dipendente fornisce un'altra importante chiave di lettura dei dati del VI Rapporto: la centralità dei lavoratori.

E' a loro che l'azienda chiede aiuto per rendere migliore l'impatto delle proprie attività tanto sull'ambiente circostante quanto sulla collettività nel suo complesso. E sono soprattutto i lavoratori, secondo il rapporto, i primi a beneficiare del giro di vite in favore del rispetto dell'ambiente. Nonostante la spiccata motivazione verso il rafforzamento della corporate reputation, il primo vantaggio realmente riconosciuto dalle imprese che hanno attuato una strategia di Corporate Social Responsibility consiste infatti nel miglioramento del clima interno e nel coinvolgimento dei dipendenti. A pensarla così è il 46% delle aziende, mentre solo il 36% registra invece il verificarsi dell'effettivo ritorno reputazionale prospettato all'inizio..."

 

 

 

martedì 22 luglio 2014

Papa Francesco: "Sistema economico sfrutta l'uomo, giogo insostenibile"

Bergoglio all'Angelus in piazza San Pietro esorta a dare ristoro a poveri, immigrati e sfruttati

Di ritorno dalla visita in Molise, Bergoglio si è poi soffermato sull'invito di Gesù, di cui riferisce il Vangelo domenicale: "Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro". Il Signore, ha detto il pontefice, "ha davanti agli occhi le persone che incontra ogni giorno", "gente semplice, poveri, malati, peccatori, emarginati...così dice Lui, e le cercava per annunciare loro il Regno di Dio e per guarire molti nel corpo e nello spirito. Ora li chiama tutti a sé: venite a me, e promette loro sollievo e ristoro".
Questo invito di Gesù, ha sottolineato il Papa, "si estende fino ai nostri giorni, per raggiungere tanti fratelli e sorelle oppressi da condizioni di vita precarie, da situazioni esistenziali difficili e a volte prive di validi punti di riferimento".

Nei Paesi più poveri, "ma anche nelle periferie dei Paesi più ricchi - ha detto - si trovano tante persone stanche e sfinite sotto il peso insopportabile dell'abbandono e dell'indifferenza. L'indifferenza: quanto male fa ai bisognosi l'indifferenza umana. E peggio, quella dei cristiani. Ai margini della società sono tanti gli uomini e le donne provati dall'indigenza, ma anche dall'insoddisfazione della vita e dalla frustrazione. Tanti sono costretti ad emigrare dalla loro Patria, mettendo a repentaglio la propria vita".


 

lunedì 21 luglio 2014

I dati del rapporto Cisl: "Ogni mese più di 10mila rischiano il posto".

Lavoro: a rischio 140mila posti nel 2014. In sei anni di crisi già persi 900mila occupati 

Il manifatturiero e le costruzioni hanno pagato il prezzo più alto: quasi il 90% dei nuovi disoccupati viene da quei settori. Intanto si moltiplicano i tavoli aziendali dall'Alitalia all'Ideal Standard, passando per le Acciaierie di Terni

MILANO - Sono 136.616 mila "i lavoratori a rischio di perdita di lavoro nel corso del 2014", nei settori della manifattura e delle costruzioni. E' la stima fatta dalla Cisl nel suo Rapporto Industria, dal quale emerge che sono più di 10mila i lavoratori che ogni mese rischiano di vedere saltare la propria occupazione. E quel che più preoccupa è che il dato peggiora rispetto alle stime 2013, con 13.486 posizioni in più in pericolo (+11%). I sei anni di crisi, tra il 2008 e il 2013, sono costati al Paese circa 900 mila posti di lavoro di cui 490mila, il 58,9%, nel Sud, solo lo scorso anno.
La Banca d'Italia ha appena certificato nel suo Bollettino trimestrale quanto sia complicata l'uscita dalla recessione: il Pil del 2014 dovrebbe crescere solamente dello 0,2%.

 
Cassa integrazione per 540mila, persi 3.900 euro in busta paga

Tornando al rapporto, è in costante crescita il numero di interventi per le persone che hanno perso il lavoro. Tra il 2010 e il 2013 gli interventi di sostegno sono aumentati del 66,5% fino ad arrivare a 2.186.358. L'incremento maggiore riguarda i lavoratori in mobilità (+81,8%), che ammontavano a 217.597 nel 2013. 
Ancora i numeri della Cisl sono impietosi: tra il 2008 e il 2013, l'industria manifatturiera e le costruzioni hanno subito complessivamente circa l'89% della diminuzione totale degli occupati, rispettivamente con 482mila e 396mila occupati in meno. In un'occupazione in riduzione da anni, è cresciuto solo il lavoro a tempo parziale (+10% nel 2012, +2,8% nel 2013), sia permanente sia a termine, fortemente utilizzato, fin dall'inizio della crisi, per evitare licenziamenti. Come contraccolpo della riorganizzazione delle imprese - fa notare la Cisl - negli ultimi due anni il ricorso agli ammortizzatori sociali ha toccato livelli storici. La Cassa Integrazione anche nel 2013 ha superato il miliardo di ore autorizzate, coinvolgendo almeno 300.000 persone in base al "tiraggio" effettivo.
I dati sulle ore complessive autorizzate di Cassa integrazione nel primo quadrimestre 2014, distribuiti per regioni, mostrano una concentrazione netta in Lombardia (26,2%) e Piemonte (12,4%). 

 

mercoledì 16 luglio 2014

IL CREDITO NEGATO

Secondo una recente ricerca del suo ufficio Studi Confcommercio solo il 3,7 per cento delle imprese del settore del terziario di mercato ha ottenuto un finanziamento dal settore bancario nel primo trimestre del 2014. La percentuale nel 2009 era del 22,2 per cento. La ricerca dice di piú. La scarsità di finanziamenti non deriva solo dalla mancata richiesta da parte delle imprese, ma anche dalla parsimonia, diciamo cosi, delle banche. Nel 2009 il 64% delle richieste veniva accolta, nel 2014 solo il 25 per cento.
Altro come dicono gli autorevoli banchieri (oltre a Patuelli, solo una settimana fa lo diceva anche  Profumo) che sostengono invece che in Italia il sistema creditizio eroghi una percentuale di finanziamenti che supera di circa il 20 per cento la raccolta privata.

L'economia reale, le aziende, le famiglie, i giovani i disoccupati piangono le lacrime dei diseredati ... con buona pace dei banchieri.

mercoledì 9 luglio 2014

Papa Francesco in Molise

    "Non poter portare pane a casa toglie la   
      dignità"  
 
                          Papa Francesco in Molise: "Non poter portare pane a casa toglie la dignità"



  "Lavorare di domenica non è vera libertà". E sugli immigrati: "L'Europa sia più generosa".
 Parole di Bergoglio in visita dopo 19 anni dall'ultimo viaggio pastorale di un pontefice.
...La dignità di lavorare, non la domenica. "Bisogna conciliare i tempi del lavoro con i tempi della famiglia", ha detto il Pontefice, "è un punto critico", che "ci permette di discernere, di valutare la qualità umana del sistema economico in cui ci troviamo". Così "la domenica libera dal lavoro - eccettuati i servizi necessari - sta ad affermare che la priorità non è all'economico, ma all'umano". "Forse è giunto il momento di domandarci se quella di lavorare alla domenica è una vera libertà", ha aggiunto. Francesco ha aggiunto: "Vorrei unire la mia voce a quella di tanti lavoratori e imprenditori di questo territorio nel chiedere che possa attuarsi anche qui un 'patto per il lavoro'". Perché lavorare dà dignità. "Non avere lavoro non è solo non avere il necessario per vivere: no, noi possiamo mangiare tutti i giorni, andare alla Caritas o altre associazioni. Il problema è non portare il pane a casa, questo toglie la dignità", ha detto. "Il problema più grave non è la fame, è la dignità: dobbiamo difenderla e la dà il lavoro".

Un peccato sfruttare la terra. "Il peccato nostro è sfruttare la terra e non lasciare che ci dia quello che ha dentro". Papa Francesco ha risposto così alla denuncia di un giovane contadino (laureato in agraria) riguardo al tema della mancata "custodia" della natura. "Restare a fare il contadino sulla terra non è - ha osservato Bergoglio - rimanere fisso, è fare un dialogo per far diventare la terra feconda per tutti noi".

Diffondere dappertutto la cultura della solidarietà. "Testimoniare la carità", "servendo Dio nel servizio ai fratelli, e diffondendo dappertutto la cultura della solidarietà" dinanzi a "situazioni di precarietà materiale e spirituale, specialmente di fronte alla disoccupazione, una piaga che richiede ogni sforzo e tanto coraggio da parte di tutti", ha detto Francesco durante la Messa. 
Nella Cattedrale di Isernia, il Pontefice ha incontrato gli abitanti della città molisana dicendo: "La Misericordia e la profezia di un mondo nuovo, in cui i beni della terra e del lavoro siano equamente distribuiti e nessuno sia privo del necessario, perché la solidarietà e la condivisione sono la conseguenza concreta della fraternita".

giovedì 26 giugno 2014

i risultati raggiunti: negli anni 2007-2013, gli anni passano...

Ci riescono le famiglie più agiate (il 10% del totale), che migliorano la loro posizione possedendo, nel 2012, il 46,6% del patrimonio nazionale privato. Era il 45% nel 2008. Ovvia conseguenza, l'indice di concentrazione della ricchezza (indice di Gini) aumenta al 64%.
La pressione fiscale è aumentata, arrivando alla punta del 44,3% del Pil. Si prevede e soprattutto si auspica una sua riduzione, in particolar modo riguardo i  redditi da lavoro e da pensione. Il governo ipotizza un rientro al 43,7% del Pil entro due anni.
Le retribuzioni lorde da lavoro dipendente (1)  in generale si riducono dell'1% ma per il settore finanziario, con banche, assicurazioni, finanziarie e simili,  calano mediamente del 14% circa.
Minore occupazione, sparisce lavoro  per 800.000 persone, ed ecco il tasso di occupazione che passa dal 57,7% al 52,1% e quello di disoccupazione che raddoppia rispetto al 6,1% del 2007.
In queste condizioni come stanno le famiglie? Spendono 67 miliardi di € in meno (da 878 a 811) e diventano più povere. In particolare le famiglie in condizione di povertà relativa sono, a fine anno 2012, 3 milioni 232 mila. Erano 2 milioni e 737 mila nel 2008. Le persone in condizione di povertà relativa sono il 15,6% della popolazione, ovvero 9 milioni e 563 mila!
Le imprese, che vivono soprattuitto di domanda interna, producono il 43% in meno di beni durevoli. Si è ridotta la produzione manifatturiera complessiva, passando dal valore indice di 126,5 all'83,1 in sette anni. Utilizzano il 71,4% della loro capacità produttiva (era il 77,6).
Gli investimenti esteri sono crollati a causa di un deficit di reputazione del paese, come ci riporta il Censis.
(da a.s.)

I dati provengono dall'appendice statistica della Banca d'Italia, dalla banca dati Istat, dal rapporto trimestrale della Banca per i Regolamenti Internazionali, dal rapporto Censis.

(1) retribuzioni lorde per unità di lavoro dipendente da 24.921€ del 2007 a 24.677€ del 2013, per il settore finanziario ed assicurativo da 47.511€ a 40.885.

mercoledì 18 giugno 2014

Nel mondo 14 milioni di 'paperoni', possiedono 53 trilioni di dollari

Nel mondo 14 milioni di  paperoni   possiedono 53 trilioni di dollari
16:51 18 GIU 2014(AGI) - Milano, 18 giu. -

Sono 14 milioni nel mondo e ognuno di loro possiede una fetta di un patrimonio complessivo di 52.620 miliardi di dollari. Alla platea dei 'paperoni' si sono aggiunti 1,76 milioni di nuovi ricchi nel 2013, la crescita piu' sostenuta dal 2000, e il patrimonio totale nelle loro tasche, che non include prime abitazioni, collezioni o altri beni di consumo durevoli, ha registrato in un anno un incremento del 14%. E' quanto emerge dal 'world wealth report 2014' di Capgemini e Rbc. Il Nord America si conferma il Paese con piu' milionari (sono 4,33 milioni) ma l'Asia Pacifico segue a ruota (4,32 milioni) e, con un tasso di crescita piu' sostenuto, segnera' il sorpasso nel 2014. Il 60% di chi ha oltre 1 milione di euro e' concentrato tra Usa, Giappone, Germania e Cina. La crescita maggiore nel 2013 e' stata in Irlanda (+25%), Emirati Arabi (+24%), Giappone e Grecia (+22%). 

martedì 10 giugno 2014

Peggiora la stretta al credito per le imprese: -4,4% ad aprile

Nel complesso, i prestiti delle banche al settore privato sono scesi del 3,1% (contro il -3,3% di marzo). Migliora leggermente per le famiglie, anche se il saldo annuo resta negativo dell'1%. Resta elevatissimo il tasso di crescita delle sofferenze, scende lievemente il costo dei mutui 

Ad aprile, infatti, i prestiti al settore privato hanno registrato una contrazione su base annua del 3,1 per cento (-3,3 per cento a marzo). Si tratta di dati, specificano da Palazzo Koch, corretti per tener conto delle cartolarizzazioni e degli altri crediti ceduti e cancellati dai bilanci bancari. Tra le varie componenti, è andata "meglio" alle famiglie, verso le quali i prestiti sono scesi dell'1,0 per cento sui dodici mesi (-1,1 per cento a marzo); quelli alle società non finanziarie sono diminuiti, sempre su base annua, del 4,4 per cento (-4,3 per cento a marzo). Bisogna a questo punto augurarsi che - a differenza di quanto avvenuto con le aste di liquidità a bassissimo costo di fine 2011 e inizio 2012, che sono state reinvestite di fatto in Btp - i meccanismi premianti dell'Eurotower servano davvero a portare denari all'economia reale. 

venerdì 6 giugno 2014

Cei: Bagnasco, famiglia impresa piu' importante perche' genera capitale umano



"La famiglia rimane l'impresa più importante del Paese" in quanto "genera quel capitale umano senza il quale non solo non vi è possibilità di benessere ma prima ancora di società e di futuro". Il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, lo ricorda avviando i lavori dell'assemblea generale della Conferenza Episcopale italiana, aperta ieri dall'intervento di Papa Francesco.
Bagnasco ricorda che "è grazie alla famiglia che, anche in questi anni sofferti, il tessuto sociale mantiene una propria stabilità. Nel suo seno si mettono insieme risorse che, in questa stagione di crisi, si sono rivelate indispensabili, oltre a costituire un incalcolabile fattore di risparmio per lo Stato; ma, ancor prima, ognuno vi ritrova valori, fiducia e coraggio per portare la vita".
Per questo motivo, il presidente della Cei ribadisce "con fermezza, rispetto e insistenza" alle autorità responsabili la necessità di "avviare politiche che esprimano un sì convinto alla famiglia senza surrogati. Chiediamo che la famiglia, fondata sul matrimonio, non sia messa sotto scacco da una cultura insistente e monocorde, che pretende di ridefinire il volto stesso dell'amare favorendone la fragilità anzichè aiutarlo a superare le inevitabili prove. Snaturare la famiglia -accusa Bagnasco- significa scendere nel più profondo, fino a sciogliere la persona dentro rapporti liquidi e insicuri".

giovedì 5 giugno 2014

Persi 120 mila fabbriche e un milione e 160 mila posti di lavoro




 


Confindustria: in 13 anni produzione industriale -25,5%, persi 1mln 160 mila addetti



Roma, 4 giu.(Labitalia) - Profondo rosso per la produzione industriale italiana nel contesto mondiale: tra il 2000 e il 2013 infatti la manifattura made in Italy è crollata del 25,5%. Ed è proseguita la massiccia erosione della base produttiva: dal 2001 al 2013, la crisi ha fatto perdere al Paese circa 1 milione 160mila occupati e bruciato oltre 120 mila fabbriche.
Un malessere profondo da cui non è comunque immune l'Europa, "fiaccata da politiche di bilancio, dal credit crunch e da un euro forte che rallenta le esportazioni verso il resto del mondo", ma che è costretta a competere con un livello della produzione dell'industria manufatturiera mondiale che nello stesso periodo cresceva del 36%. E' questa la fotografia in bianco e nero, dal titolo evocativo "In Italia la manifattura si restringe", che il centro studi di Confindustria affida al Governo per sollecitare, ancora una volta, "l'urgenza dell'iniziativa politica per mettere al centro il settore manufatturiero".
Ma l'analisi di viale dell'Astronomia, nonostante "il quadro impietoso", non è del tutto pessimista: se in "in sei anni il Paese e' passato dal quinto all'ottavo posto nella graduatoria internazionale dei maggiori paese produttori" resta comunque "un ottimo piazzamento" considerata la "fisiologica avanzata dei paesi emergenti". E' infatti il Brasile a scavalcare l'Italia nella classifica mondiale dei paesi produttori.
Tra le cause che intrecciandosi e accavallandosi tra loro portano a questo declino industriale, Confindustria addita ancora "il calo della domanda interna, l'asfissia del credito, l'aumento del costo del lavoro slegato dalla produttività e la redditività che ha toccato nuovi minimi".

 

 

martedì 3 giugno 2014

Economie emergenti, 839 milioni di lavoratori vivono con meno di due dollari al giorno

Nelle economie emergenti 839 milioni di lavoratori vivono con meno di due dollari al giorno. E' quanto emerge dal rapporto Ilo 'World of Work, dedicato quest'anno ai paesi in via di sviluppo. L'incidenza del fenomeno in queste aree, aggiunge l'Ilo, si è però drasticamente ridotta nel corso degli ultimi anni: la quota di poveri rispetto alla forza lavoro totale è infatti scesa a circa un terzo dai primi anni 2000, quando superava la metà del totale.

 "Contrariamente alle previsioni", rendere il mercato del lavoro più flessibile non rende più semplice il passaggio da un posto di lavoro in nero o precario a uno a tempo indeterminato. E' quanto scrive l'Ilo nel suo rapporto 'World of Work 2014'.

L'Ilo sottolinea "l'accresciuta consapevolezza del ruolo del salario minimo nella lotta alla povertà tra i lavoratori e alle disuguaglianze". Impatti positivi sui redditi dei lavoratori arrivano anche dalla contrattazione collettiva, il cui utilizzo, avverte però l'Ilo, "è in declino, una tendenza evidente anche nelle economie industrializzate".

Nei prossimi cinque anni faranno il loro ingresso nel mercato del lavoro 213 milioni di persone, 200 milioni delle quali solo nei paesi in via di sviluppo. "Ciò solleva il problema della disoccupazione giovanile", si legge nel rapporto, "nei paesi in via di sviluppo la disoccupazione giovanile supera già il 12%, oltre tre volte il tasso di disoccupazione per gli adulti".
I tassi di disoccupazione giovanile più elevati, spiega l'Ilo, si riscontrano nel Nord Africa e in Medio Oriente, dove un giovane su tre non riesce a trovare lavoro. Particolarmente grave, in queste aree, è la situazione delle giovani donne, tra le quali il tasso di disoccupazione sfiora il 45%.