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UN LABORATORIO DI PENSIERO E RIFLESSIONE FATTO DAI LAVORATORI:
il diario della crisi

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giovedì 22 ottobre 2015

Prestiti in calo dello 0,2% a settembre, si conferma il boom di mutui

I dati del bollettino Abi: il tasso medio sui nuovi finanziamenti per la casa è sceso ancora al 2,66%. Sofferenze ancora in crescita, quelle lorde pesano per oltre il 10% dell'erogato totale

 MILANO - L'Abi annuncia nuovi segnali di miglioramento per l'erogazione di prestiti bancari, anche se l'andamento resta in terreno leggermente negativo: "A settembre, il totale di finanziamenti in essere a famiglie e imprese ha presentato una variazione prossima allo zero (-0,2%) nei confronti di settembre 2014", dice il rapporto di ottobre. Una posizione che viene rafforzata dal rapporto della Bce sul clima presso le banche, secondo il quale l'Italia ha registrato nel terzo trimestre il miglioramento più alto, fra i maggiori Paesi dell'Eurozona, delle condizioni a cui i prestiti sono offerti. Per il documento di Francoforte, le banche che hanno allentato gli standard creditizi rispetto a quelle che hanno dato una stretta sono state il 38% in più nel caso del credito alle imprese e il 25% in più per le famiglie. Migliora anche la domanda di prestiti, con una "domanda netta" positiva del 38% sia per le famiglie che per le imprese.

L'Associazione delle banche italiane sottolinea invece che i finanziamenti alle imprese hanno segnato nei primi otto mesi del 2015 un incremento di circa il +15,9% sul corrispondente periodo dell'anno precedente (gennaio-agosto 2014). "Per le nuove erogazioni di mutui per l'acquisto di immobili, sempre nello stesso periodo, si è registrato un incremento annuo del +86,1% rispetto al medesimo arco temporale dello scorso anno. L'incidenza delle surroghe sul totale dei nuovi finanziamenti è pari, nei primi 8 mesi del 2015, a circa il 29%". Si confermano dunque i dati recentemente diffusi, che parlano di un un vero e proprio boom; dati che pure hanno fatto storcere il naso ad alcuni osservatori. Nomisma, per esempio, notava come il boom poco si sposi con la crescita del mercato della casa, che è su percentuali ben differenti.

A settembre 2015 il totale dei finanziamenti in essere a famiglie e imprese ha presentato una variazione prossima allo zero (-0,2%) nei confronti di settembre 2014, -0,2% anche il mese precedente e migliore rispetto al -4,5% di novembre 2013, quando aveva raggiunto il picco negativo. Questo di settembre 2015 per i prestiti bancari a famiglie e imprese è il miglior risultato da aprile 2012. Positiva a fine settembre la variazione annua del totale prestiti all'economia (che include anche la pubblica amministrazione), +0,3%. Dalla fine del 2007, prima dell'inizio della crisi, ad oggi i prestiti all'economia sono passati da 1.673 a 1.825 miliardi di euro, quelli a famiglie e imprese da 1.279 a 1.414 miliardi di euro.

Complice l'operatività del Quantitative easing della Bce, che sta schiacciando gli spread, "il mese scorso i tassi di interesse sui prestiti si sono posizionati in Italia su livelli ancora più bassi. Il tasso medio sul totale dei prestiti è risultato pari al 3,34%, minimo storico (3,37% il mese precedente; 6,18% a fine 2007). Il tasso medio sulle nuove operazioni per acquisto di abitazioni si è attestato al 2,66% (2,81% il mese precedente; 5,72% a fine 2007). Sul totale delle nuove erogazioni di mutui circa i due terzi sono mutui a tasso fisso. Il tasso medio sulle nuove operazioni di finanziamento alle imprese si è collocato al 2,05%, 1,95% il mese precedente (5,48% a fine 2007)".

Da ultimo, il bollettino dell'Abi conferma la crescita della rischiosità del credito in Italia: le sofferenze lorde (di agosto) sono ormai a un passo da 200 miliardi di euro, con un rapporto sugli impieghi del 10,4%, che sale al 17,3% per i piccoli operatori economici. In attesa di sviluppi sulla bad bank, anche le sofferenze nette registrano ad agosto 2015 un aumento, passando da 84,8 miliardi di luglio a 85,9 miliardi di agosto. Il rapporto sofferenze nette su impieghi totali è risultato pari al 4,78% ad agosto 2015 dal 4,68% di luglio 2015. Quanto alla raccolta, diminuisce, su base annua, quella a medio e lungo termine cioè tramite obbligazioni, (a settembre 2015: -13,8%, segnando una diminuzione su base annua in valore assoluto di 51,8 miliardi di euro).


rassegna stampa: a Repubblica 20 ottobre 2015
http://www.repubblica.it/economia/2015/10/20/news/prestiti_in_calo_dello_0_2_a_settembre_ancora_boom_di_mutui-125494139/ 


Deutsche Bank, continua il periodo nero: accredita 6 miliardi per errore a un cliente

L'episodio è accaduto durante l'estate: responsabile un operatore del desk dei cambi, mentre i capi erano in vacanza. Per errore, è stato accreditato il valore lordo di quanto dovuto, rispetto al valore netto

Deutsche Bank, continua il periodo nero: accredita 6 miliardi per errore a un cliente      MILANO - Sembra che la nuvoletta di fantozziana memoria stazioni ormai stabilmente sopra Deutsche Bank: la prima banca tedesca sta inanellando una serie di brutte figure che ne mettono a repentaglio la reputazione. Dopo gli scandali sul Libor e l'annuncio di maxi-perdite, con una seguente ristrutturazione che il mercato ha mostrato di apprezzare, nella serata di ieri è emerso un nuovo episodio che getta ombre. La stampa anglosassone ha rivelato che la banca tedesca ha pagato per errore a un suo cliente - un fondo speculativo - 6 miliardi di dollari, questa estate. A Deutsche Bank ci sono volute diverse ore per riconoscere l'errore. I fondi sono stati recuperati il giorno successivo. Il pagamento è stato effettuato da un dipendente in posizione 'junior' nel desk dei cambi, mentre i suoi capi erano in vacanza.

L'errore "imbarazzante" aumenta i dubbi sui controlli operativi e la gestione del rischio di Deutsche Bank, che è già nel mirino delle autorità. La banca sta cercando di recuperare la redditività e la reputazione dopo lo scandalo della corruzione e le perfomance deboli. L'errore sarebbe stato commesso da desk di Londra, con un 'fat finger trade': il dipendente avrebbe operato sul valore lordo invece che netto. Deutsche Bank ha riportato l'incidente alla Fed, alla Bce e alla Financial Conduct Authority inglese.

John Cryan, il co amministratore delegato, ha ribadito nei mesi scorsi la necessità di migliorare la cultura della banca, rafforzare i processi interni e migliorare

i rapporti con le autorità. "La nostra base costi è gonfiata da processi inefficaci, da tecnologia antiquata e inadeguata e da investimenti non di successo nella nostra infrastruttura" ha detto Cryan in una email ai dipendenti quando è stato nominato in luglio.

rassegna stampa: la Repubblica 20 ottobre 2015
http://www.repubblica.it/economia/finanza/2015/10/20/news/deutsche_bank_continua_il_periodo_nero_accredita_6_miliardi_per_errore_a_un_cliente-125484205/ 


mercoledì 21 ottobre 2015

Banca Marche, Consob conferma multe per 420mila euro agli ex vertici

L'authority contesta carenze informative nel prospetto dell'aumento di capitale del 2012. L'ex direttore generale Massimo Bianconi e l’ex presidente Michele Ambrosini dovranno pagare 60mila euro per una violazione "a titolo di dolo", gli altri dirigenti sono chiamati a rispondere a titolo di colpa


Banca Marche, Consob conferma multe per 420mila euro agli ex verticiSono state notificate in questi giorni le multe per complessivi 420mila euro che la Consob ha comminato agli ex vertici di Banca Marche per carenze informative nel prospetto dell’aumento di capitale del 2012. I manager sanzionati, al termine di un iter iniziato nel luglio 2014, in tutto sono 16. L’ex direttore generale Massimo Bianconi e l’ex presidente Michele Ambrosini dovranno pagare 60mila euro per una violazione “a titolo di dolo”, in quanto delegati alla redazione del prospetto. Sono invece per violazioni a “titolo di colpa” le multe da 30mila euro date all’ex vice presidente Lauro Costa e all’ex presidente del collegio sindacale Piero Valentini e quelle da 20mila euro all’ex vice presidente Tonino Perini, agli ex consiglieri Giuliano Bianchi, Bruno Brusciotti, Pio Bussolotto, Massimo Cremona, Walter Darini, Eliseo Di Luca, Germano Ercoli, Marcello Gennari, Mario Volpini, e agli ex sindaci Franco D’Angelo e Marco Pierluca.
L’accusa è di “mancata rappresentazione, nel prospetto di offerta approvato dalla Consob il 3 febbraio 1012, delle valutazioni negative sulla situazione economico patrimoniale e sull’assetto di governo societario espresse da Bankitalia in una lettera trasmessa all’Emittente in data 9 gennaio 2012″. Una lettera, si legge ora nel dossier, “dal carattere allarmante” e che proprio per questo “doveva essere comunicata ai potenziali investitori”, ma di cui il mercato e la Commissione rimasero all’oscuro. In essa venivano evidenziati “elementi di crescente criticità“, “diffuse carenze negli assetti di governance e nel sistema dei controlli interni”, la “rilevante esposizione ai rischi di natura creditizia e finanziaria”, e “l’inefficace azione di indirizzo e supervisione del consiglio di amministrazione, condizionato dal ruolo preminente svolto dal dg”.
La lettera di Bankitalia fu discussa dal consiglio di amministrazione di Banca Marche l’11 gennaio 2012, e si contesta ai componenti di quella seduta di non aver trasmesso alla Consob i rilievi nonostante il giorno prima avesse richiesto informazioni supplementari sugli esiti delle ultime ispezioni. Solo il primo giugno 2012, ad aumento concluso, l’istituto di credito trasmise a Consob una “ricostruzione parziale e fuorviante” della lettera di Banca d’Italia. Per Consob – si legge ancora – non assume “valenza esimente la circostanza che la lettera sarebbe stata portata a conoscenza delle fondazioni bancarie, principali soci di riferimento” dal momento che “era stato tenuto comunque all’oscuro il pubblico indistinto degli investitori cui l’offerta era rivolta”. Come previsto dalla normativa, Banca Marche pagherà a Consob l’intero importo delle sanzioni per poi rivalersi sugli autori delle violazioni.
L’aumento del 2012 fruttò alla banca 180 milioni. Bianconi e altri 36 ex dirigenti sono indagati dalla procura di Ancona per il dissesto della banca, che nel 2013 è finita in amministrazione straordinaria e che si appresta ora a varare una nuova ricapitalizzazione a cui parteciperà il Fondo interbancario di tutela dei depositi.

rassegna stampa: il fatto quotidiano 21 ottobre 2015
http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/10/21/banca-marche-consob-conferma-multe-per-420mila-euro-agli-ex-vertici/2148557/ 


venerdì 16 ottobre 2015

Banche, l’atto di accusa dell’ex dirigente: “Così aumentano guadagni e riducono rischi ricattando i clienti”

Nel libro 'Io vi accuso' l'ex dirigente bancario Vincenzo Imperatore racconta come gli istituti siano sempre più simili a centri commerciali e agenzie immobiliari. Con la differenza che i commessi-bancari sono in una posizione di forza nei confronti nei confronti delle imprese che hanno bisogno di un prestito

Un atto d’accusa durissimo nei confronti dell’intero sistema bancario. Che non solo ha abdicato al proprio ruolo di supporto all’economia reale ma addirittura, con la crisi e la metamorfosi degli ultimi anni, la massacra. Esercitando anche forme di concorrenza sleale in molti settori. Gli sportelli sembrano sempre meno sportelli bancari e sempre più centri commerciali, agenzie immobiliari, centri di servizio, con una differenza sostanziale però: per raggiungere gli obiettivi di vendita imposti dalla direzione, i commessi-bancari hanno a disposizione la leva formidabile rappresentata dal potere di ricatto nella concessione del credito. Ed ecco così che un cliente entrato in banca per chiedere un prestito esce con un televisore, un tablet e un abbonamento alla palestra.





io vi accuso    Vincenzo Imperatore, ex dirigente bancario pentito e autore di Io so e ho le prove, nel suo nuovo libro Io vi accuso in uscita il 15 ottobre per i tipi di Chiarelettere, svela i nuovi stratagemmi adottati dalle banche per ottenere profitti a discapito dei malcapitati clienti che dopo anni di crisi si trovano sempre più nel ruolo di polli da spennare. Emblematico da questo punto di vista il racconto di come le banche siano diventate “delle agenzie immobiliari capaci di far svendere le abitazioni dei clienti sul lastrico per far guadagnare anche i ricchi speculatori immobiliari già loro correntisti. Senza pietà, sballando il mercato e alterando le normali procedure della compravendita. Gli istituti stanno favorendo il dislivello sociale e consentono spesso abusi per i quali non pagano mai”, scrive Imperatore. I numeri del business sono impressionanti: “Su un fido la banca ha mediamente un margine di guadagno finanziario netto di circa l’8 per cento a fronte di un fattore di rischio altissimo: quei soldi potrebbero anche andare perduti nel caso in cui il cliente fosse insolvente. Il televisore, invece, è a ‘rischio zero’, non c’è nulla da perdere per l’istituto e, inoltre, ha un rendimento di almeno il 20 per cento sul prezzo a cui viene venduto al correntista”.

Una fonte che Imperatore cita nel libro spiega che oggi alla base della gestione della clientela ci sono “i corsi di formazione per diventare piazzista e incontri sulle tecniche di vendita per prodotti di largo consumo”, mentre i prodotti “si possono pagare in un’unica soluzione o con finanziamento che fa crescere la rata mensile del mutuo o di qualsiasi altro tipo di prestito”.
Un altro sistema per fare profitti a scapito dei clienti, in particolare delle piccole imprese, è quello delle assicurazioni sui crediti. “Oltre all’esosa polizza, – scrive Imperatore – ci sono gli interessi applicati sul fido per anticipo fatture, ovvero i ricavi ottenuti prestando all’impresa quegli stessi soldi assicurati. L’azienda, infatti, in attesa che il cliente paghi, ha comunque le spese correnti da sostenere quotidianamente e per farlo si deve far anticipare il denaro dalla banca. E ancora, altro paradosso, l’istituto trae profitto con interessi, commissioni e quant’altro su un rischio (e il fido lo è) che non è più tale perché annullato da una polizza assicurativa venduta dalla stessa banca che ci guadagna il 24 per cento. Gli istituti in questo caso sono riusciti a infrangere le leggi dell’economia e a trovare la formula per loro più conveniente: meno rischio e più guadagno. Tanto paga sempre la piccola impresa”.
Io vi accuso non si limita però a svelare questi meccanismi e a puntare il dito sulle fiduciarie e sui clienti privilegiati delle banche, come il clero o gli imprenditori (i cinesi, sottolinea Imperatore) che lavorano solo per contanti e nei cui confronti nessuno fa mai le pur obbligatorie segnalazioni di operazioni sospette. Ci sono l’usura (documentata) ai danni dei clienti, l’estorsione, la violenza privata, l’intimidazione attraverso la minaccia di segnalazione alla Centrale rischi. “I delitti commessi dalle banche sono numerosi, gravi, spesso non sanzionati. – scrive Imperatore -. Finché non si metterà mano al codice per invertire questa tendenza, il loro strapotere non si attenuerà. Le banche, in particolare i loro dirigenti, hanno mai realmente pagato penalmente per qualcosa? No. Anche quando colti in castagna, al massimo gli istituti sono stati costretti a risarcire la vittima”.
Come se ne esce? Imperatore invita a denunciare i soprusi delle banche e a farlo bene, indicando i nomi e i cognomi, portando testimoni e prove, tante prove. Ma soprattutto l’autore invita a non scoraggiarsi, perché si può vivere e lavorare anche senza avere a che fare con le banche. La seconda parte di Io vi accuso passa in rassegna i circuiti alternativi del credito che negli anni della crisi si sono rafforzati diventando per molte piccole imprese una risorsa imprescindibile e abbastanza facile da utilizzare grazie anche a Internet e alle nuove tecnologie. Dalle piattaforme di crowdfunding alla supply chain e al commercio delle fatture, passando per il peer to peer, i minibond e il corporate barter (baratto aziendale). Naturalmente ciò non basta e anche la piccola impresa – vera ossatura del sistema produttivo italiano – deve ripensare se stessa, professionalizzarsi per presentarsi sul mercato del credito (anche quello alternativo) con idee, progetti, business plan coerenti e conti chiari e trasparenti, perché un’impresa è un’impresa e non il salvadanaio della famiglia, come invece spesso è stato in passato.
Io vi accuso rilancia anche con forza il grave ritardo dell’Italia nel dotarsi di una legge a tutela dei whistleblower. La modifica al Testo unico bancario ha introdotto delle importanti novità in questo senso, sottolinea Imperatore, ma la distanza resta abissale se si pensa che grazie alla tutela del whistleblowing gli Stati Uniti riescono a recuperare circa l’85% delle somme frutto delle frodi. Se lo stesso accadesse nel nostro Paese i vantaggi per l’economia sarebbero enormi: “L’obiettivo che si deve porre l’Italia deve essere quindi quello di recuperare decine di miliardi di euro all’anno, riducendo drasticamente il numero di reati quali la frode fiscale, il riciclaggio, l’usura e la corruzione”.

rassegna stampa : il fatto quotidiano 15 ottobre 2015
http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/10/15/banche-cosi-aumentano-guadagni-e-riducono-rischi-ricattando-i-clienti/2126351/



giovedì 15 ottobre 2015

Miliardari, storico sorpasso: Cina batte Usa 596 a 537

Il più ricco del paese asiatico, con un patrimonio di 34,4 miliardi di dollari, è il magnate dell'immobiliare e dell'intrattenimento Wang Jianlin, fondatore ed ex numero uno del gigante dell'e-commerce Alibaba

Miliardari, storico sorpasso: Cina batte Usa 596 a 537MILANO - La Cina quest'anno supera per la prima volta gli Stati Uniti per numero di miliardari residenti. E' quanto emerge da uno studio della rivista cinese specializzata in lusso Hurun Report, secondo il quale nel paese ci sono oggi 596 miliardari (in dollari), 242 in più rispetto all'anno scorso, mentre gli Stati Uniti sono fermi a 537 miliardari.

Il più ricco del paese, con un patrimonio di 34,4 miliardi di dollari, è il magnate dell'immobiliare e dell'intrattenimento Wang Jianlin, fondatore ed ex numero uno del gigante dell'e-commerce Alibaba. Wang si è fatto conoscere anche in occidente con una serie di acquisizioni che includono il gruppo di marketing sportivo Infront, la catena americana di cinema Amc e una quota nel club calcistico Atletico Madrid.
Wang ha superato l'attuale presidente esecutivo di Alibaba, Ma Yun, colpito dal crollo del titolo della società a Wall Street dopo la maxi-ipo dell'anno scorso. Ma Yun comunque può ancora contare su un patrimonio di 22,7 miliardi di dollari. Al terzo posto tra i più ricchi della cina l'imprenditore del beverage Zong Qinghou, con 21 miliardi di dollari, seguito al quarto posto da Pony Ma, fondatore del gigante internet Tencent gestore della popolare app WeChat, con 19 miliardi di dollari. Quinto uomo più ricco della cina è Lei Jun, numero uno del produttore di smartphone Xiaomi con un patrimonio raddoppiato in anno a 14 miliardi di dollari.


martedì 13 ottobre 2015

Crisi, “ricchi sempre più ricchi in tutto il mondo. Ma in Italia diminuiscono”

I dati sono stati pubblicati dal Credit Suisse Reserarch Institute. Nel nostro paese nel 2014 i "Paperoni" sono diminuiti di 500 unità: da 3332 a 2831. A livello globale, l'un per cento della popolazione adulta detiene il 41 per cento di tutte le risorse economiche


Crisi, “ricchi sempre più ricchi in tutto il mondo. Ma in Italia diminuiscono”“Ricchi sempre più ricchi in tutto il mondo ma non Italia”. A dirlo sono i dati pubblicati dal Credit Suisse Reserarch Institute nella sesta edizione del ‘Global Wealth Report’, uno studio sullo sviluppo della classe media dall’inizio del secolo. Secondo il report, l’uno per cento della popolazione adulta mondiale possiede il 41% della ricchezza (circa 98 trilioni di dollari). E dall’inizio della crisi il trend non si è fermato: è, infatti, dal 2008 che le diseguaglianze sulle capacità economiche continuano ad aumentare. Una tendenza che però è in calo in Italia: nel 2014 le persone con un patrimonio sopra i 50 milioni di dollari sono diminuite di 500 unità: da 3332 a 2831.
Tuttavia per un analisi più approfondita dei dati bisogna considerare l’apprezzamento del dollaro sulle altre monete mondiali che ha fatto diminuire la ricchezza di 13 trilioni di dollari. Al contrario, con i cambi costanti sarebbe aumentata di 13 trilioni. Il nostro Paese rimane al settimo posto al mondo per numero di “super ricchi”. Il 55 per cento degli italiani (29 milioni di persone) inoltre appartiene alla classe media, più che in Francia (24 milioni) e Regno Unito (28 milioni).
Tornando ai dati mondiali anche all’interno dell’un per cento dei super ricchi ci sono differenze: 45mila di questi hanno un reddito superiore a 100 milioni di dollari. Altri 124mila invece hanno una ricchezza pro-capite di 50 milioni di dollari. La Cina è il Paese dove il fenomeno è più accentuato con un incremento dell’8%. Secondo lo studio la concentrazione delle ricchezze non sembra andare incontro a un’inversione di tendenza: per questo chi in partenza ha risorse economiche ristrette, ha poi poche possibilità di recuperare terreno nei confronti dei ceti più abbienti. “La ricchezza della classe media è cresciuta ad un ritmo minore di quella dei ceti alti, questo ha invertito il trend pre-crisi in cui avevamo visto la classe media arricchirsi in modo costante”,  ha spiegato il capo esecutivo della banca svizzera Tidjane Thiam. Un’eccezione è rappresentata dall’India dove il patrimonio della classe media dal 2000 ad oggi è cresciuto del 150 per cento, mentre nel resto del mondo è raddoppiato.

rassegna stampa: il fatto quotidiano 13 ottobre 2015

Un disoccupato su tre chiede aiuto ai parenti

Secondo uno studio di Bankitalia la crisi sta spingendo sempre più persone a rivolgersi a famigliari e amici per avere sostegno finanziario: dal 3,9% del biennio 2006-2008 sono saliti al 4,5%

Un disoccupato su tre chiede aiuto ai parenti       MILANO - In tempo di crisi si fa sempre più ricorso all'aiuto finanziario di parenti ed amici. E' quanto emerge da uno studio di Bankitalia, secondo cui "per i beneficiari, il sostegno della rete informale è di ammontare comparabile al ricorso al credito al consumo". E le probabilità di ricorrere al cosiddetto aiuto informale aumentano con la disoccupazione del capofamiglia, con la difficoltà ad arrivare a fine mese e con il ricorso al credito al consumo, a causa dell'insufficienza del credito ricevuto dagli intermediari rispetto alle esigenze di spesa o alle necessità legate al pagamento della rata del prestito stesso, spiega il rapporto di Via Nazionale, che sottolinea come tra il 2008 e il 2014 il reddito disponibile delle famiglie italiane sia diminuito in termini reali del 9% e a fronte di questa contrazione, le famiglie hanno aumentato i consumi solo dell'1%.

Mentre la quota di famiglie che hanno ricevuto aiuto da conoscenti era pari al 3,9% in media nel biennio 2006-08, durante la crisi è salita al 4,5%.
Sono i più giovani (con meno di 35 anni) a ricevere aiuto dai più anziani, dal 2010 il ricorso è frequente anche per le famiglie con a capo un adulto tra i 35 e i 44 anni. Un terzo dei disoccupati ha chiesto aiuto durante la crisi, erano la metà nel 2006-08.

Le famiglie che fanno ricorso alla rete di sostegno informale sono molto fragili dal punto di vista finanziario. Il 77% di queste famiglie ha infatti difficoltà ad arrivare alla fine del mese. E per effetto dell'aumento sia della quota di famiglie beneficiarie che dell'importo dell'aiuto, il valore complessivo della rete di sostegno informale è aumentato del 48% durante la crisi, raggiungendo una cifra pari al 38% del credito al consumo di tutte le famiglie, evidenzia lo studio di Bankitalia.

"La rete di sostegno informale non supplisce alla mancanza di ricchezza e non la redistribuisce in misura rilevante, considerando che parenti e amici condividono condizioni economiche simili", conclude il rapporto. "Il ricorso all'aiuto di parenti o amici è il segnale di una condizione di elevata fragilità finanziaria: può fornire un supporto

alle famiglie in particolare difficoltà, contribuire al pagamento degli arretrati delle bollette e del pagamento dei prestiti, ma non copre del tutto le necessità". Le famiglie che chiedono aiuto a parenti o amici "sono quindi particolarmente fragili".

rassegna stampa: la Repubblica 11 ottobre 2015
http://www.repubblica.it/economia/2015/10/11/news/bankitalia_aiuto_parenti-124854410/ 

 

lunedì 12 ottobre 2015

Nasce lo "Sportello Antitrust" per le segnalazioni dei consumatori

Da oggi lo strumento dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato: si potrà segnalare sul sito, via social e con i canali tradizionali

Nasce lo "Sportello Antitrust" per le segnalazioni dei consumatori   ROMA -  Si chiama "Sportello Antitrust" e sarà lo strumento più diretto per inviare segnalazioni, scritte o vocali, all'autorità garante della concorrenza e del mercato. Da oggi, è a disposizione del consumatore nell'home page del sito internet dell'Agcm, l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.  Lo "sportello" - spiega una nota - servirà a raggruppare le diverse funzioni già svolte in precedenza e a convogliare le segnalazioni in arrivo. Sono tre i canali utilizzabili: il messaggio on line, attraverso il form che si apre automaticamente cliccando sulla prima icona a forma di busta, la chiamata telefonica gratuita al numero verde 800-166661 oppure un semplice tweet nei consueti 140 caratteri previsti dal social network (@antitrust_it). Rimane, naturalmente, anche la possibilità di inviare una lettera per posta ordinaria all'indirizzo: Agcm - Piazza Verdi, 6A - 00198 Roma, precisa il comunicato.

"Le segnalazioni, regolarmente protocollate, verranno poi smistate - come di consueto - alle varie direzioni competenti, in modo da essere valutate nel merito. I funzionari dell'Agcm - spiega la nota - ne verificheranno quindi l'attendibilità e la fondatezza, per rimettere al collegio dell'autorità la decisione se avviare un'istruttoria o archiviare, richiedere impegni specifici alle imprese o esercitare una moral suasion in caso di mancato rispetto della normativa antitrust.

Nello stesso "sportello", è compresa una quarta icona che riassume e illustra i diritti dei consumatori, secondo la direttiva europea in vigore dal 14 giugno 2014 recepita dal decreto legislativo n.21 del 21 febbraio dello stesso anno. Le novità principali - conclude l'Authority - riguardano i contratti a distanza, stipulati via internet e comunque fuori dai locali commerciali: dall'ampliamento della durata del diritto di ripensamento (14 giorni) fino ai tempi per ottenere il rimborso dei pagamenti effettuati (entro i 14 successivi al recesso). Questa normativa, inoltre, affida in esclusiva all'antitrust la competenza in materia di pratiche commerciali scorrette anche nei settori regolati".


rassegna stampa: la Repubblica 12 ottobre 2015
http://www.repubblica.it/tecnologia/sicurezza/2015/10/12/news/sportello_antitrust-124895376/?ref=HREC1-28 


domenica 11 ottobre 2015

Allarme povertà di Unimpresa: 9 milioni di italiani in difficoltà

Agli oltre 3 milioni di disoccupati, l'associazione industriale somma tutti i lavoratori atipici: i contratti a tempo determinato, sia quelli part time (740mila persone) sia a orario pieno (1,66 milioni); gli autonomi part time (802mila), i collaboratori (349mila) e i contratti a tempo indeterminato part time (2,5 milioni)

Allarme povertà di Unimpresa: 9 milioni di italiani in difficoltà       MILANO - "Oltre 9 milioni di italiani non ce la fanno e sono a rischio povertà: è sempre più estesa l'area di disagio sociale che non accenna a restringersi". E' quanto sostiene Unimpresa, secondo cui "da giugno 2014 a giugno 2015 altre 30mila persone sono entrate nel bacino dei deboli in Italia: complessivamente, adesso, si tratta di 9 milioni e 246 mila soggetti in difficoltà".

Ai 'semplici' disoccupati, continua Unimpresa, "vanno aggiunte ampie fasce di lavoratori, ma con condizioni precarie o economicamente deboli che estendono la platea degli italiani in crisi. Si tratta di un'enorme 'area di disagio': agli oltre 3 milioni di persone disoccupate, bisogna sommare anzitutto i contratti di lavoro a tempo determinato, sia quelli part time (740mila persone) sia quelli a orario pieno (1,66 milioni); vanno poi considerati i lavoratori autonomi part time (802mila), i collaboratori (349mila) e i contratti a tempo indeterminato part time (2,5 milioni).

Questo gruppo di persone occupate - ma con prospettive incerte circa la stabilità dell'impiego o con retribuzioni contenute - ammonta complessivamente a 6,1 milioni di unità. Il totale del'area di disagio sociale, calcolata dal Centro studi di Unimpresa sulla base dei dati Istat, oggi comprende dunque 9,24 milioni di persone, in aumento rispetto a un anno fa di 30mila unità (+0,3%)".

Il deterioramento del mercato del lavoro, secondo Unimpresa, "non ha come conseguenza la sola espulsione degli occupati, ma anche la mancata stabilizzazione dei lavoratori precari e il crescere dei contratti atipici. Una situazione solo parzialmente migliorata dalle agevolazioni offerte dal Jobs Act". Di qui l'estendersi del bacino dei "deboli". Il dato sui 9,24 milioni di persone è relativo al secondo trimestre del 2015 e complessivamente risulta in aumento dello 0,3% rispetto al secondo trimestre del 2014, quando l'asticella si era fermata a 9,21 milioni di unità: in un anno quindi 30mila persone sono entrate nell'area di disagio sociale.

"Alle famiglie e alle imprese finora sono arrivati pochi fondi e mal distribuiti. Nella settimana decisiva della legge di stabilità offriamo al governo, ai partiti e alle istituzioni, i numeri e gli argomenti su cui ragionare per capire quanto sono profonde la crisi e la recessione nel nostro Paese: il 2015 si chiuderà con una crescita del Pil, ma c'è ancora molto da fare e la ripresa deve essere più consistente" commenta il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi.

"Può apparire anomalo - aggiunge Longobardi - che un'associazione di imprese analizzi il fenomeno dell'occupazione, quasi dal lato del lavoratore. Ma per noi la persona e la famiglia sono centrali da sempre, perchè riteniamo che siano il cuore dell'impresa. Bisogna poi considerare che l'enorme disagio sociale che abbiamo fotografato ha conseguenze enormi nel ciclo economico: più di 9 milioni di persone sono in difficoltà e questo vuol dire che spenderanno meno,

tireranno la cinghia per cercare di arrivare a fine mese. Tutto ciò con effetti negativi sui consumi, quindi sulla produzione e sui conti delle imprese". Secondo il presidente di Unimpresa "serve maggiore attenzione proprio alla famiglia da parte del governo".

rassegna stampa: la Repubblica  11 ottobre 2015
https://www.blogger.com/blogger.g?blogID=353240452088341648#editor/target=post;postID=4412600995604450530 


sabato 10 ottobre 2015

Stipendi italiani, ci vogliono quattro operai per fare un dirigente

Le retribuzioni annue lorde del primo semestre 2015 si attestano a 28.653 euro, ma il divario tra gli ultimi inquadramenti e i top manager arriva a undici volte tanto. In Lombardia le buste paga più pesanti, agricoltura dinamica, ma in finanza si guadagna di più


Stipendi italiani, ci vogliono quattro operai per fare un dirigenteMILANO - Ci vogliono quattro operai per fare lo stipendio di un dirigente, ma si può arrivare a undici volte se si parla di amministratori delegati. E’ uno dei dati che emerge dalla panoramica di JobPricing sulle retribuzioni in Italia. Il Salary Outlook 2015, aggiornato al primo semestre 2015, dipinge un quadro di leggero progresso per gli assegni percepiti dai dipendenti del settore privato, che guadagnano potere d’acquisto anche in virtù della dinamica negativa dei prezzi in Italia. Il Nord si conferma la terra più ricca, con la Lombardia capoclasse che offre stipendi annui lordi più alti di un terzo rispetto alla Calabria, ultima in graduatoria.

Il quadro generale. In media, in Italia la retribuzione annua lorda (Ral) del primo semestre 2015 si attesta a 28.653 euro: un dato, dice la ricerca, in linea con quello Ocse e che pone il Paese al nono posto tra le economie più avanzate dell’Eurozona. Una posizione che, però, peggiora sensibilmente considerando il pesante cuneo fiscale che grava sulle buste paga tricolori. Come accennato, la fotografia è ben diversa passando in rassegna dall’alto in basso gli inquadramenti dei lavoratori: dai 105.390 euro l’anno dei dirigenti (4.202 euro al mese per 13 mensilità) si passa ai 23.753 degli operai (1.320 euro). In mezzo, 2.527 euro al mese per i quadri e 1.642 per gli impiegati. La forbice si amplia se si considerano le parti variabile della remunerazione, che permettono ai dirigenti di salire oltre 117mila euro l’anno contro i 24mila degli operai.

INFOGRAFICHE: Tutti i numeri sui salari italiani

Il trend sul 2014. La dinamica degli stipendi italiani è nel complesso positiva sull’ultima rilevazione di JobPricing (aggiornata rispetto al report del febbraio scorso su un valore medio di 28.506 euro), con un incremento dello 0,5% tra gennaio e giugno. Se si considera una dinamica dei prezzi negativa dello 0,1%, ne viene un aumento del potere d’acquisto medio di 0,6 punti. A sorpresa, invece, i dirigenti hanno sofferto un calo delle buste paga dell’1,1%. Un dato che si spiega con “la continua emorragia dei dirigenti, soprattutto più avanti con gli anni e quindi con una retribuzione più pesante”, spiega il responsabile dell’Osservatorio JobPricing, Mario Vavassori (il report). Di fatto, escono dal lavoro quelli che costano di più e non vengono rimpiazzati.

La distribuzione dei salari. Un altro elemento utile per la lettura dei dati che emergono dal report riguarda la distribuzione dei salari, che ovviamente vedono concentrarsi la popolazione dipendente nelle fasce più basse di retribuzione. Tre lavoratori su quattro ricevono una Ral tra 18 e 31mila euro e soltanto il 5,7% si porta sopra i 40mila euro lordi l’anno. Una curva che si spiega anche con la scarsità di alti livelli d’inquadramento in Italia: nel 2014 quasi il 95% di lavoratori del settore privato erano operai o impiegati. E considerando il trend di assottigliamento della truppa di dirigenti, nel futuro sarà difficile vedere un’inversione della dinamica. L’analisi approfondita svela quanto sia profondo il solco tra inquadramenti, in particolare il salto tra impiegati e quadri: i più ‘ricchi’ della prima categoria arrivano a percepire 35mila euro circa, contro i quasi 45mila dei più ‘poveri’ della seconda categoria. In poche parole, se si guarda ai soldi intascati è molto meglio essere ultimo tra i quadri piuttosto che primo tra tra gli impiegati.

CALCOLA se il tuo stipendio è corretto

Ancora Vavassori spiega quali possano essere le linee d'azione, a partire da questi dati, per tracciare una dinamica salariale più equilibrata: “Aumentare la flessibilità tra parte fissa e variabile della remunerazione, anche negli inquadramenti inferiori” è al primo posto, anche per i riflessi positivi sulla produttività. E poi “spingere sul concetto di reverse reward, cioè cambiare progressivamente il sistema basato sugli scatti di anzianità. Va preferita la possibilità di incrementare lo stipendio, quando serve realmente: tra i 30 e 40 anni, stagione che corrisponde per altro con il maggior incremento di performance del lavoratore”.

Le differenze territoriali. A livello geografico, in media la differenza tra la Ral del Nord e quella di Sud e Isole arriva al 20%: 30mila euro a Nord e meno di 25mila euro nel Mezzogiorno. Il divario si va ampliando se si considera che, rispetto al 2014, il report mostra una crescita dello 0,9% a Settentrione, contro il +0,3% del Centro e il +0,2% del Meridione. Scendendo nel dettaglio regionale, la Lombardia si propone come la Regione con gli assegni più pesanti (oltre 31mila euro), seguita da Trenino-Alto Adige ed Emilia Romagna. Nel Centro, il Lazio (29.615 euro) beneficia della presenza di Roma, mentre nel Sud la Campania (26.310 euro) distanzia le altre, che calano fino ai 23.465 euro della Calabria fanalino di coda.

I settori più e meno ricchi. Venendo infine alle differenze tra industrie, va senza dubbio sottolineato l’effetto-Expo sull’agricoltura. Il comparto è sì il più povero del lotto analizzato, con stipendi medi sotto i 24mila euro, ma nei primi sei mesi del 2015 ha registrato il maggior dinamismo con un +3,5%. L’industria finanziaria resta di gran lunga la più ricca

(39.660 euro di media) e stacca nettamente i dipendenti delle utility al secondo posto (31.470 euro). I profili professionali che hanno più soddisfazioni economiche sono quelli impiegati in banche e assicurazioni, nel farmaceutico, nelle telecomunicazioni e nella consulenza It e software.

rassegna stampa: la Repubblica 10 ottobre 2015
http://www.repubblica.it/economia/2015/10/10/news/stipendi_italiani_ci_vogliono_quattro_operai_per_fare_un_dirigente-124718655/?ref=HRLV-5 


venerdì 9 ottobre 2015

Allarme utili per Deutsche Bank, a rischio il dividendo

La principale banca tedesca segna oltre 6 miliardi di perdite nel terzo trimestre, con impatto sull'intero anno che potrebbe portare a cancellare la cedola. Pesano gli accantonamenti per le dispute giudiziarie, le svalutazioni e le esigenze di adeguamento dei requisiti patrimoniali. Credit Suisse a rischio aumento.

Allarme utili per Deutsche Bank, a rischio il dividendo      MILANO - Deutsche Bank prevede una perdita record ante imposte di oltre 6 miliardi di euro nel terzo trimestre che porterà a una riduzione o una cancellazione del dividendo per il 2015, atteso fino a ieri a 0,75 euro per azione. Il profit warning arriva poco dopo la scelta del colosso bancario tedesco di mettere al timone come ceo, John Cryan, esattamente a luglio e con la promessa di un taglio dei costi. Secondo quanto riferito a Reuters da fonti, Deutsche Bank sta pianificando tagli al personale: in passato si era parlato di forbici fino a 25mila posti di lavoro.

Il gruppo è pronto a iscrivere a bilancio enormi svalutazioni sulla sua unità investment banking e sulle due attività destinate alla dismissione, la banca retail Postbank e la partecipazione nella cinese Hua Xia Bank: solo quest'ultima voce dovrebbe pesare per 600 milioni di svalutazioni. A ciò, si aggiungerebbero 1,2 miliardi di accantonamento per eventuali dispute giudiziarie, in particolare sulla manipolazione del Libor. Sui conti pesano 5,8 miliardi di oneri straordinari a causa delle esigenze di adeguare i requisiti patrimoniali.

"La notizia non è buona, e mi aspetto che un certo numero di voi ne resterà molto deluso", ha detto il ceo Cryan in una lettera aperta al personale. Il capo esecutivo aveva avvertito il personale, non appena entrato in carica, del fatto che la performance "da nessuna parte è abbastanza buona". Il nuovo numero uno dell'istituto tedesco, Cyran, vuole fare pulizia nei conti e cambiare rotta rispetto al suo predecessore. Dopo un pesante ribasso nel mercato after-hour di New York, il titolo a Francoforte ha retto bene all'annuncio.Jon Peace, analista di Nomura, spiega infatti al Financial Times che, sebbene l'impatto dei costi e il taglio del dividendo siano peggiori delle attese, "il mercato sta prezzando una ricapitalizzazione; se Cryan convincerà gli investitori che non sarà necessaria, ci saranno possibilità di risalita delle azioni".

Dal canto suo, Standard & Poor's non modifica il rating a seguito delle svalutazioni. L'agenzia ha di fatto confermato le proprie valutazioni Bbb+/Stabile e A-2 sul gruppo tedesco.

Nella bufera anche un'altra grande banca: Credit Suisse, che "sta conducendo una approfondita valutazione della sua strategia, considerando tutte le opzioni per il gruppo, il suo business e l'utilizzo e le necessità di capitale". Lo ha precisato la banca elvetica dopo "le indiscrezioni sulla nostra capitalizzazione".

L'istituto presenterà la sua strategia all'Investor Day del 21 ottobre. Oggi le azioni di Credit Suisse hanno chiuso in calo del 3,6% dopo che il Financial Times ha scritto di un possibile aumento di capitale che potrebbe superare i cinque miliardi di franchi svizzeri.

rassegna stampa: la Repubblica 8 ottobre 2015
http://www.repubblica.it/economia/finanza/2015/10/08/news/deutsche_bank_profit_warning-124596865/ 

 

giovedì 8 ottobre 2015

Prestiti, Bankitalia vede ancora un calo: -0,5% ad agosto

Via Nazionale smorza i toni dell'Abi. Crescita dei prestiti alle famiglie, in calo dello 0,8% quelli alle società non finanziarie. Risalgono leggermente i tassi sui mutui, positiva la dinamica della raccolta

Prestiti, Bankitalia vede ancora un calo: -0,5% ad agosto       MILANO - Bankitalia smorza i segnali di ripresa visti dall'Abi sulla ripresa dell'andamento dei prestiti da parte delle banche, tracciando ancora una volta un calo nel mese di agosto. Secondo i dati diffusi da via Nazionale, infatti, in quel mese si è verificato un calo dello 0,5 per cento delle erogazioni al settore privato, correggendo il dato per tenere conto delle cartolarizzazioni e di altri crediti ceduti e cancellati dai bilanci. Nel rapporto diffuso pochi giorni fa dall'Abi, invece, si leggeva di una "variazione prossima allo zero (-0,1%) nei confronti di agosto 2014, da -0,4% il mese precedente" per quanto riguarda il "totale dei finanziamenti a famiglie e imprese" (l'Abi ragiona su un campione di banche). Tornando a via Nazionale, si registra l'ancora altissimo tasso di crescita delle sofferenze (in doppia cifra) e la crescita dei tassi sui mutui.

Ecco di seguito i principali dati comunicati da Bankitalia:

Prestiti. Ad agosto, i prestiti al settore privato, corretti per tener conto delle cartolarizzazioni e degli altri crediti ceduti e cancellati dai bilanci bancari, hanno registrato una contrazione su base annua dello 0,5 per cento (-0,6 per cento a luglio). I prestiti alle famiglie sono cresciuti dello 0,3 per cento sui dodici mesi, come nel mese precedente; quelli alle società non finanziarie sono diminuiti, sempre su base annua, dello 0,8 per cento (-1,1 per cento a luglio).

Raccolta. Il tasso di crescita sui dodici mesi dei depositi del settore privato è stato pari al 2,8 per cento (3,7 per cento a luglio). La raccolta obbligazionaria, incluse le obbligazioni detenute dal sistema bancario, è diminuita del 17,6 per cento su base annua (-17,9 per cento nel mese precedente).

Sofferenze. Il tasso di crescita sui dodici mesi delle sofferenze – senza correzione per le cartolarizzazioni ma tenendo conto delle discontinuità statistiche – è risultato pari al 14,2 per cento (14,5 per cento a luglio).

Tassi di interesse. I tassi d’interesse sui finanziamenti erogati nel mese alle famiglie per l’acquisto di abitazioni, comprensivi delle spese accessorie, sono stati pari al 3,04 per cento (3,02 nel mese precedente); quelli sulle nuove erogazioni di credito al consumo all’8,24 per cento (8,13 nel mese precedente). I tassi d’interesse sui nuovi prestiti alle società non finanziarie di importo fino a 1 milione di euro sono risultati pari al 2,99 per cento (2,93 per cento nel mese precedente); quelli sui nuovi prestiti di importo superiore a tale soglia all’1,35 per cento (1,56 per cento a luglio). I tassi passivi sul complesso dei depositi in essere sono stati pari allo 0,56 per cento, come nel mese precedente.


rassegna stampa: la Repubblica 8 ottobre 2015
http://www.repubblica.it/economia/2015/10/08/news/prestiti_bankitalia_agosto_2015-124593158/?ref=HREC1-23 


mercoledì 7 ottobre 2015

Maggiore vende ad Avis e riduce il personale. La protesta dei sindacati

I sindacati accusano le due società di scaricare la crisi sulle spalle dei lavoratori: Avis prima licenzia per difficoltà economiche e poi acquista Maggiore che a sua volta, pur avendo i bilanci in utile, riduce il personale

Maggiore vende ad Avis e riduce il personale. La protesta dei sindacati     MILANO - Avis e Maggiore, i due leader nel noleggio, annunciano e compiono licenziamenti per difficoltà economiche, ma allo stesso tempo trovano i soldi per fare acquisizioni e chiudono bilanci in utile. "Stiamo gridando la nostra indignazione da febbraio 2015, quando abbiamo denunciato alle istituzioni e alla stampa che l'acquisizione da parte di Avis Budget del gruppo Maggiore avrebbe significato solo riduzione del personale e perdita di posti di lavoro. Non sappiamo leggere il futuro, almeno noi no, ma troppo bene conosciamo questa azienda per aver potuto immaginare un percorso diverso e purtroppo avevamo ragione. Credono, invece, il futuro di saperlo prevedere loro e cosi aprono procedure di mobilità con bilanci in attivo ipotizzando perdite nei prossimi anni", spiegano i sindacati della Filt Cgil, Cisl Reti e Uiltrasporti.

Secondo la ricostruzione dei sindacati, Avis nel 2013 ha mandato a casa 82 dipendenti e ne ha esternalizzati altri 58 per prospettive di mercato negative, per paura di perdere quote di mercato e per essere competitivi: "Misteriosamente però la pianta organica dell'azienda passa da 340 dipendenti post procedura di mobilità a circa 500 del 2015 e sempre in questo stesso anno trova 170 milioni di dollari per comprare Maggiore e i bilanci sono a dir poco floridi altro che perdite ipotizzate", scrivono le sigle sindacali in una nota stampa.

A farne le spese sono state 82 famiglie per la perdita dei posti di lavoro, mentre "Avis, pur usufruendo degli ammortizzatori sociali, ha continuato e continua ad assumere personale, sicuramente più giovane, sicuramente meno costoso, sicuramente con meno diritti", dicono i sindacati. E aggiungono: "La storia si ripete oggi con Maggiore, usciti dalla solidarietà anticipatamente, e risanati i bilanci i fratelli Maggiore vendono ad Avis, nonostante le richieste di incontri e informazioni mai date alle organizzazioni sindacali e ai lavoratori, il 5 ottobre 2015 aprono una procedura di mobilità per 141 lavoratori su 287 dipendenti totali, di cui circa 120 nella sede di Roma". I motivi della riduzione di personale sarebbero ancora una volta le previsioni future e la possibile riduzione dei ricavi del 3%: "Riduzione che non vuol dire perdita, i bilanci sono in attivo, l'azienda non è  assolutamente decotta

come qualcuno vuol fare credere".
I sindacati si dicono non disponibili a una diminuzione di personale che non sia volontaria e sono pronti a difendere i posti di lavoro, denunciando possibili "distorsioni" nell'utilizzo degli ammortizzatori sociali fin qui utilizzati.

rassegna stampa la Repubblica 7 ottobre 2015
http://www.repubblica.it/economia/2015/10/07/new/maggiore_vende_ad_avis_e_riduce_il_personale-124547405/ 

 

martedì 6 ottobre 2015

Banca Mondiale: 702 mln di poveri, ma per la prima volta meno del 10% della popolazione

Si tratta di persone che vivono con meno di 1,9 dollari al giorno, secondo la soglia aggiornata dall'istituzione di Washington. L'ultima rilevazione, del 2012, parlava di 902 milioni di poveri

Banca Mondiale: 702 mln di poveri, ma per la prima volta meno del 10% della popolazione       MILANO - Cala il numero di poveri nel mondo: meno di una persona su dieci, quest'anno per la prima volta, vivrà con meno di 1,9 dollari al giorno, la soglia aggiornata dalla Banca Mondiale per stare al passo col potere d'acquisto nei Paesi più poveri (la linea era 1,25 dollari al giorno nel 2005).

La notizia, in un momento critico per molte economie emergenti, è positiva. Secondo l'Istituzione internazionale, il numero delle persone che vivono in estrema povertà calerà sotto il 10% della popolazione complessiva nel 2015, per la prima volta. Il numero delle persone estremamente povere calerà dai 902 milioni (o il 12,8% della popolazione globale nel 2012) a 702 milioni (o il 9,6% della popolazione globale di quest'anno). La Banca Mondiale ha dato l'annuncio ribadendo l'obiettivo di mettere fine all'estrema povertà entro il 2030.

Banca Mondiale: 702 mln di poveri, ma per la prima volta meno del 10% della popolazione
Il numero di poveri (sulla scala di sinistra, in valori assoluti) rappresentanto dalle barre verticali. Il pallino rosso indica (sulla scala di destra, in valori percentuali) il tasso di povertà

"Le nuove stime ci aiuteranno a concentrarci sulle strategie più efficaci per mettere fine all'estrema povertà. Sarà difficile, soprattutto in un periodo di lenta crescita globale, di volatilità dei mercati finanziari, dei conflitti, dell'elevato tasso di disoccupazione fra i giovani e l'impatto del cambiamento climatico" ha spiegato il presidente della Banca Mondiale, Jim Yong Kim, sottolineando che l'obiettivo di mettere fine all'estrema povertà entro il 2030 "è a portata di mano". Una crescita economica più sostenuta, investimenti in istruzione e miglioramenti nel welfare possono aiutare a centrare l'obiettivo del 2030. La povertà resta concentrata nell'Africa sub sahariana e nel sud dell'Asia.

Jim Yong Kim ha accolto la notizia come la "migliore di questi giorni" nel mondo, sottolineando poi che "queste proiezioni ci dicono che potremmo esser la prima generazione nella storia umana che può porre fine alla povertà estrema". Nelle sue stime, la Banca mondiale sostiene che la povertà nell'Asia dell'Est e nel Pacifico scenderà al 4,1% dal 7,2% del 2012; in America Latina e Caraibi al 5,6% dal 6,2% del 2012; nell'Asia del Sud al 13,5% del 2015 dal 18,8% del 2012; nell'Africa Sub-Sahariana al 35,2% dal 42,6% del 2012.

rassegna stampa: la repubblica 6 ottobre 2015
http://www.repubblica.it/economia/2015/10/06/news/banca_mondiale_poverta_-124445092/ 


lunedì 5 ottobre 2015

Air France conferma 2.900 tagli, dipendenti in rivolta



Air France conferma 2.900 taglia, dipendenti in rivolta
Il vicepresidente di Air France, responsabile delle risorse umane, Xavier Broseta, messo in salvo dalla sicurezza (reuters)
 
La messa in opera di questo piano "alternativo" al progetto di sviluppo "Perform 2020" interessa 300 piloti, 900 assistenti di volo e 1.700 personale di terra. La società ha anche deciso la cancellazione degli ordini di nuovi aerei con la Boeing. Lavoratori in sciopero: manager scappa a torso nudo.
 
MILANO - La direzione di Air Fance ha confermato questa mattina nel comitato centrale di impresa che il piano di ristrutturazione mette a rischio 2.900 posti di lavoro, principalmente tra il personale di terra. Una cifra simile a quella annunciata venerdì in cda e riportata dai sindacati. Diverse centinaia di dipendenti hanno preso d'assalto il quartier generale della compagnia aerea, interrompendo la riunione del comitato centrale e costringendo due manager a scappare a torso nudo. Scene che hanno richiamato l'attenzione del premier francese Manuel Valls, che si dice "scandalizzato" dalle violenze durante il comitato centrale d'impresa di Air France. Il capo del governo ha anche espresso tutto il suo "sostegno" alla direzione. 
 
La messa in opera di questo piano "alternativo" al progetto di sviluppo "Perform 2020" interessa, nel dettaglio 300 piloti, 900 assistenti di volo e 1.700 personale di terra. La società ha anche deciso la cancellazione degli ordini di nuovi aerei con la Boeing che riguardavano diciannove 787-9 e sei 787-10.

Da questa mattina piloti e personale di terra di Air France sono in sciopero: la compagnia prevede di non annullare nessun volo, ma avverte che "ci potrebbero essere ritardi", in particolare ai banchi dei check in. Secondo i sindacati, alcuni dipendenti hanno deciso di scioperare solo per qualche ora, mentre altri lo faranno per la giornata intera. "Faccio appello a tutti, in particolare i piloti, perché facciano uno sforzo - ha commentato ai microfoni di France Inter il portavoce del governo francese, Stephane Le Foll - ovviamente bisogna che il dialogo sia possibile, bisogna mettersi intorno a un tavolo".

Intanto, sui social network molti criticano l'atteggiamento dei piloti, che hanno rifiutato di accettare un accordo di produttività con l'azienda. "Si dice che i piloti Air France sognano di volare da quando hanno sei anni, ma non accettano sei voli intercontinentali in più all'anno. Troppo faticoso", scrive un utente su Twitter, mentre un altro li accusa di "fregarsene della sorte del resto del personale".
 
rassegna stampa: la Repubblica 5 ottobre 2015
http://www.repubblica.it/economia/2015/10/05/news/air_france_tagli-124367921/  
 
 
 
 

domenica 4 ottobre 2015

Fca in difficoltà negli Usa, i dipendenti bocciano il nuovo contratto. E guai con i Trasporti

L'azienda è sotto pressione: da un lato c'è il rinnovo degli accordi sindacali dall'altro l'accusa di non aver segnalato tutti gli incidenti mortali


Fca in difficoltà negli Usa, i dipendenti bocciano il nuovo contratto. E guai con i TrasportiTORINO - Il ministero dei trasporti americano convocherà Fca chiedendo un accurato rapporto sui difetti che mettono in forse la sicurezza. Secondo le autorità Usa la società avrebbe omesso di segnalare alcuni incidenti mortali o non lo avrebbe fatto entro i cinque giorni previsti dalla legge americana. Il dipartimento dei Trasporti aveva già messo sotto inchiesta Fiat Chrylser per aver atteso troppo a lungo prima di intervenire a riparare i difetti delle automobili. Riconoscendo di aver violato le regole, nei mesi scorsi Fca aveva concordato con il ministero il pagamento di una multa di 105 milioni. Ora le autorità Usa annunciano di voler ulteriormente indagare per verificare se "ci sono state altre mancanze" come appunto la mancata o ritadata segnalazione degli incidenti mortali. "Molto presto - ha annunciato il ministro Antony Foxx- conosceremo quale potrà essere l'ammontare complessivo della multa" che dunque potrebbe essere superiore ai 105 milioni già pattuiti. Fca ha annunciato di voler collaborare con le autorità Usa.

Il probabile incremento della mega multa non è l'unica tegola che si è abbattuta ieri sulle attività americane di Fca. "La ratifica dell'accordo tra Marchionne e il sindacato sembra ormai matematicamente impossibile", titolava ieri il Detroit Free Press. Oggi è arrivata la conferma. I lavoratori degli stabilimenti Fca in Usa hanno bocciato con il 65% dei voti contrari l'intesa trovata due settimane fa tra Marchionne e il leader del sindacato Uaw, Dennis Williams. A dire no sarebbero stati stabilimenti che hanno fatto la storia recente della rinascita di Chrysler dopo il fallimento. E' il caso di Jefferson North, l'unico stabilimento automobilistico ancora presente nell'area urbana di Detroit, dove si produce il top dei suv della casa, il Grand Cherokee. "Ci avevano promesso che avrebbero equiparato le paghe dei nuovi assunti a quelle dei veterani e non è così", ha spiegato alla stampa locale un'operaia di Jefferson.

Ancora più dura l'opposiozione a Toledo, in Ohio, nello stabilimento che, si dice, abbia fatto pendere la bilancia a favore di Obama nelle elezioni presidenziali. Qui l'87 per cento degli operai di linea avrebbe votato contro l'intesa. A far crescere il malconento le voci sul possibile trasferimento in un altro stabilimento, a Belvidere, della produzione del Cherokee. Voto contrario anche a Sterling Heights dove si teme il trasferimento della produzione della Chrysler 200. E' evidente che fa parte della campagna elettorale anche la ridda di ipotesi che circolano in queste ore: "I lavoratori sono bombardati dalle ipotesi più diverse", dichiarano ai mezzi di informazione gli operai di Sterling Heights.

Mancano comunque poche ora prima che si conoscano i risultati definitivi del voto. Che non è solo un voto sindacale. E' un giudizio implicito anche sulla nuova leadership del Uaw e sulla capacità di Marchionne di trattare con la controparte un accordo soddisfacente. Voto particolarmente delicato nel momento in cui l'ad si prepara ad aprire il dossier Gm dove il

sindacato Uaw è l'azionista principale. Che cosa accadrà in caso di bocciatura? Marchionne e Willimas potrebbero tornare a sedersi al tavolo. Oppure il sindacato potrebbe decidere di rivolgersi a Gm o a Ford per cercare con loro un accordo e successivamente riproporlo in Chrysler.

rassegna stampa: la Repubblica 1 ottobre 2015
http://www.repubblica.it/economia/2015/10/01/news/usa_anche_fca_sotto_tiro_non_ha_segnalato_tutti_gli_incidenti_mortali_-124038397/ 

 

giovedì 1 ottobre 2015

Mutui: è davvero boom? I dubbi di Nomisma

di Rosaria Amato

I dati dell'Abi oggi hanno suscitato un certo entusiasmo: mutui in crescita dell'86% nei primi otto mesi di quest'anno rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, l'ennesimo segnale di ripresa e stavolta sul mercato immobiliare, in declino da diversi anni dopo dieci anni di boom che hanno visto duplicare o anche triplicare i prezzi delle case. Però quella crescita eccezionale suscita qualche perplessità non solo da parte delle associazioni dei consumatori, che da settimane sostengono che si dà troppa enfasi ai segnali di ripresa dell'economia italiana, ma anche da Nomisma, istituto di studi che segue con particolare attenzione da sempre il mercato immobiliare.
Questo il ragionamento di Luca Dondi, direttore generale di Nomisma ed analista del mercato immobiliare: secondo l'Agenzia del Territorio nei primi sei mesi di quest'anno le vendite immobiliari sono cresciute del 2,85%, un incremento tutto sommato modesto. Dunque questa valanga di mutui immobiliari cosa ha finanziato? Probabilmente soprattutto le surroghe, che ormai sono ampiamente diffuse. Però l'Abi  precisa che l'incidenza delle surroghe sul totale dei nuovi finanziamenti è pari, nei primi 8 mesi del 2015, a circa il 29%. E dunque visto che si è passati da un erogato di 15,543 miliardi a 28,920 miliardi di euro (nei primi otto mesi però), Nomisma calcola che "il settore residenziale abbia beneficiato nel primo semestre del 2015 di risorse aggiuntive destinate a transazioni per oltre 5 miliardi di euro rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Un ammontare decisamente spropositato se paragonato al tutto sommato modesto incremento delle transazioni registrato dall'Agenzia dell'Entrate". Vediamo: nei primi sei mesi dell'anno in Italia sono state vendute poco meno di 6.000 case in più rispetto allo scorso anno. Facciamo un calcolo molto alla carlona: 200.000 euro per casa (un prezzo che si addice in effetti molto più alle metropoli che ai piccoli centri), quindi significa 1,2 miliardi in più. In effetti molto meno dei 5 miliardi in questione, e inoltre la quota del mutuo di regola non supera l'80% dell'ammontare della casa.
Eppure una rilevazione analoga a quella dell'Abi, ma relativa esclusivamente ai mutui che passano dal proprio sito, viene pubblicata ogni mese da Mutuionline: secondo l'Osservatorio ad agosto la percentuale di mutui per sostituzione e surroga ammonta al 35,1%. Tutto sommato si tratta di una percentuale abbastanza in linea con quella rilevata dall'Abi. Però visto che l'aumento delle compravendite non è "in linea" con quello dei mutui, a questo punto le spiegazioni possibili sono due: è aumentata la quota del corrispettivo del pagamento sostenuta dal mutuo, è aumentata la quota di compravendite finanziate da un mutuo. Ma neanche queste ipotesi convincono Nomisma: "L'incidenza delle transazioni sostenute da mutuo dovrebbe infatti essere aumentata di quasi 20 punti, passando da poco più del 40% ad oltre il 60%, con tutte le conseguenze a livello di composizione tipologica e territoriale del compravenduto che un simile cambiamento dovrebbe aver comportato. In ultima analisi, una simile trasformazione appare davvero poco credibile".
"Non potendo al momento indicare con certezza le fonti di un sotto o sovra dimensionamento delle dinamiche, l'unico auspicio che ha senso formulare è che si giunga presto ad un livello di trasparenza maggiore, che non solo semplifichi la vita a chi si trova a dover analizzare i dati ma contribuisca a rendere il mercato e, di conseguenza il Paese, finalmente più credibile", conclude Dondi.
Nel mercato del lavoro, dopo mesi di scontri virtuali tra dati ministeriali, dell'Inps e dell'Istat, ci si sta orientando su una pubblicazione comune che includa tutti i dati di varie fonti, in modo che si completino (e non si scontrino) a vicenda. L'auspicio è che così possano offrire una visione coerente. Nel mercato immobiliare è un po' più difficile arrivare a una pubblicazione di questo tipo, perché le fonti sono diverse e molti dati arrivano da istituti privati, o dalle stesse agenzie immobiliari. Però forse vale la pena di provarci, almeno per quanto riguarda le fonti principali.

rassegna stampa: la Repubblica 29 settembre 2015
http://amato.blogautore.repubblica.it/2015/09/29/mutui-e-davvero-boom-i-dubbi-di-nomisma/