@GORA' :

@GORA' :

UN LABORATORIO DI PENSIERO E RIFLESSIONE FATTO DAI LAVORATORI:
il diario della crisi

Post più popolari

sabato 4 ottobre 2014

Fmi: 'I banchieri restituiscano i bonus se loro decisioni hanno causato danni' - Il Fatto Quotidiano

Fmi: 'I banchieri restituiscano i bonus se loro decisioni hanno causato danni' - Il Fatto Quotidiano
Fmi: “I banchieri restituiscano i bonus se loro decisioni hanno causato danni”

Washington sostiene che "i compensi degli alti dirigenti devono essere allineati in modo più appropriato" fino a rendere quanto assegnato per le perdite causate da decisioni sbagliate o troppo rischiose 

Fmi: “I banchieri restituiscano i bonus se loro decisioni hanno causato danni”I top manager bancari dovrebbero restituire i bonus ricevuti se i dirigenti hanno causano danni a lungo termine con decisione sbagliate e troppo rischiose. Lo sostiene il Fondo monetario internazionale in uno dei capitoli analitici dell’aggiornamento del Global Financial Stability Report. Il Fondo sottolinea che “vi è un ampio consenso sul fatto che i rischi eccessivi presi dalle banche abbiano contribuito alla crisi finanziaria globale” e per questo “sono in corso riforme per rafforzare ulteriormente il quadro normativo, riallineare gli incentivi e favorire un comportamento prudente dei banchieri”.
“La riforma della finanza ha fatto molto per migliorare gli standard di governance e di compenso dei manager ma in alcune aree è necessario fare di più, rendendo i compensi dei manager più sensibili ai rischi di default e più dipendenti ai risultati di lungo termine”, mette in evidenza Gaston Gelos, responsabile della divisione sulla Stabilità Finanziaria Globale del Fmi. “I banchieri dovrebbero essere premiati per la creazione di valore di lungo termine, non per le scommesse di breve termine. Anche se assumere una dose salutare di rischi è parte della mission della banca, qualche volta ne vengono assunti di più di quanto non sia socialmente desiderabile”.
Le pratiche salariali, raccomanda ancora Washington, “devono riflettere appieno i rischi che i banchieri prendono”. I risultati dell’analisi del Fondo “mostrano che le banche con membri del consiglio che guadagnano indipendentemente dalla gestione si assumono meno rischi”. Nel rapporto si sostiene che i compensi dei top manager devono essere allineati “in modo più appropriato” con “metodi di differimento delle compensazioni” e anche con delle vere e proprie “restituzioni” di quanto assegnato come bonus di risultato.
“I compensi dei banchieri e la governance devono essere migliorati se si vuole un sistema finanziario più sicuro”, afferma ancora il Fmi, sottolineando che i compensi dei manager dovrebbero essere adeguati al rischio e nei consigli di amministrazione dovrebbero sedere amministratori indipendenti e si dovrebbe valutare la possibilità di dare accesso ai creditori nei cda: “La trasparenza è essenziale per la responsabilità e l’efficacia della disciplina di mercato”.
Dopo essere calati in seguito alla crisi, i compensi degli amministratori delegati hanno recuperato, mette in evidenza ancora il Fondo, precisando che il ruolo degli incentivi di lungo termine è in aumento. La quota degli amministratori indipendenti  è cresciuta sia in Europa che negli Stati Uniti così come il ruolo delle funzioni legate al rischio.

rassegna stampa:  Il Fatto Quotidiano 1 ottobre 2014


giovedì 2 ottobre 2014

Conti pubblici, Padoan: “Caduta Pil Italia superiore a Grande depressione ’29″

Il governo garantisce a Bruxelles che se le sue ricette non funzioneranno, nel triennio 2016-18 saranno chiesti agli italiani oltre 50 miliardi di euro. Il ministro dell'Economia in calce alla nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza: “L'area dell’euro è a un bivio, occorre muovere con decisione su più fronti nella consapevolezza che in assenza di una ripresa robusta la tenuta del tessuto produttivo e sociale risulterebbe a rischio, la ricchezza delle famiglie minacciata, le prospettive dei giovani compromesse”. Tutti i conti che hanno portato al rinvio del pareggio di bilancio


Conti pubblici, Padoan: “Caduta Pil Italia superiore a Grande depressione ’29″“In termini cumulati la caduta del Pil in Italia è superiore rispetto a quella verificatasi durante la Grande depressione del ’29”. E’ la conclusione a cui è arrivato il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, con l’aggiornamento del Documento di economia e finanza. “L’area dell’euro è a un bivio”, aggiunge il ministro sottolineando che i Paesi in assenza di interventi “rischiano di avvitarsi in una spirale di stagnazione e deflazione”. Quindi “occorre muovere con decisione su più fronti nella consapevolezza che in assenza di una ripresa robusta la tenuta del tessuto produttivo e sociale risulterebbe a rischio, la ricchezza delle famiglie minacciata, le prospettive dei giovani compromesse”. Dal canto suo l’Italia mette un punto fermo sugli impegni presi garantendo fin da ora che se non ce la farà nel 2015, l’anno successivo i soldi mancanti saranno chiesti ai contribuenti e scatteranno in automatico gli aumenti dell’Iva e delle altre imposte indirette per un controvalore di 12,6 miliardi sul 2016, 17,8 miliardi nel 2017 e 21,4 miliardi nel 2018. 
L’impegno è scritto nero su bianco in coda alla nota di aggiornamento del Def approvata dal Consiglio dei Ministri di martedì sera, dove si certifica che a peggiorare le attese sui conti pubblici c’è innanzitutto un apporto meno ricco del previsto dalle cosiddette privatizzazioni per un peso inferiore alle stime calcolabile in 0,4 punti di Pil nel 2014, al quale si somma un fabbisogno che sarà superiore di 0,7 punti rispetto alle previsioni. Sono queste, insieme alla minor crescita, due componenti che – secondo quanto riportato nel Documento di economia e finanza (Def) – porteranno il debito pubblico a fare un salto di 3,7 punti rispetto al 2013. Il governo rassicura comunque che, per quanto riguarda le privatizzazioni – il cui controvalore quest’anno si fermerebbe quindi a 0,3 punti di Pil (circa 4,8 miliardi) – torneranno a contare per 0,7 punti di Pil annui dal 2015. 
Ma come verranno finanziate le promesse e gli impegni di spesa presi dal governo in questi mesi, dal bonus Irpef di 80 euro alla riduzione dell’Irap per le imprese fino ai nuovi ammortizzatori che dovrebbero andare di pari passo con la riforma del lavoro contenuta nel Jobs Act? Sorpresa: “Solo parzialmente con riduzioni di spesa”, cioè la grande operazione di spending review a cui il commissario Carlo Cottarelli ha lavorato fino a quando il presidente del Consiglio lo ha “accompagnato all’uscita”. La Nota di aggiornamento ammette infatti esplicitamente che gli “interventi strutturali” previsti dalla prossima legge di Stabilità saranno coperti in gran parte ampliando il deficit. Quello “tendenziale” si attesterebbe, nel 2015, al 2,2% del Pil. Ma il governo intende farlo salire fino al 2,9 per creare, appunto, “spazi per ridurre in modo permanente la pressione fiscale per le famiglie con redditi da lavoro medio-bassi e per le imprese”. “Spazi” non da poco: una differenza dello 0,7% del Pil vale intorno agli 11 miliardi. Circa metà, dunque, di quanto necessario per finanziare la Stabilità. Da notare, tra l’altro, che quel margine di manovra si è aperto solo perché, per fattori esterni al controllo del governo, quest’anno la spesa per interessi sul debito pubblico sarà più bassa del previsto: 76,7 miliardi contro gli 82,6 stimati nel Def dello scorso aprile. Merito delle misure messe in campo dalla Banca centrale europea, che hanno contribuito a ridurre le tensioni sui mercati, e della nuova metodologia di contabilità pubblica Esa 2010.
Quanto agli effetti delle riforme, Padoan ostenta grande fiducia in quella del lavoro: “La rete di ammortizzatori sociali verrà rafforzata e resa più inclusiva. Le imprese potranno gestire in maniera più efficiente l’attività produttiva reagendo con maggior prontezza alle evoluzioni cicliche”, scrive il ministro nella nota. Peccato che, si legge in un “focus” sull’impatto delle riforme stesse sulla crescita, l’esecutivo abbia dovuto “rivedere le stime” sugli effetti macroeconomici “per tener conto dei ritardi nell’approvazione dei provvedimenti attuativi“. Di conseguenza nel 2015 le riforme programmate dal governo avranno un effetto sul Pil di soli 0,4 punti anziché 0,7 come ipotizzato in precedenza. Per vedere un effetto importante, di +3,4 punti, bisognerà aspettare il 2020. E solo nel “lungo periodo” si arriverà a 8,1 maggiori punti di crescita. In particolare dalla riforma della Pubblica amministrazione sono attesi 0,1 punti nel 2015 (contro 0,2 previsti nel Def di aprile), 3,4 nel 2020 e 8,1 nel lungo periodo, dalle misure per la competitività si va da 0,1 del 2015 a 3,2 del lungo periodo e dalla riforma della giustizia 0,1 nel 2015 e 1,0 nel lungo periodo. E gli interventi sul lavoro, su cui tanto punta Matteo Renzi? La Nota stima l’effetto in un +0,1 nel 2015, contro il +0,3 stimato in precedenza, +0,9 nel 2020 e +1,6 nel lungo periodo.
Questo, in sintesi, il documento, che termina con dettagliatissime risposte ai rilievi Ue, fa slittare il pareggio di bilancio al 2017 e punta sui tagli di spesa.In coda a tutto, per rassicurare i “guardiani” di Bruxelles, la clausola di salvaguardia sulle aliquote Iva e sulle altre imposte indirette. Una stangata che si punta ad evitare ma che vale complessivamente oltre 50 miliardi nel triennio 2016-18 e sarà contenuta nella legge di Stabilità. L’anticipazione è stata inserita in risposta alle raccomandazioni Ue, a garanzia degli obiettivi di medio termine. Ipoteca sul futuro a parte, la manovra d’autunno conterrà una misura per il calo delle tasse che dovrebbe attestarsi tra i 20 e i 22 miliardi di euro. Per allentare la pressione fiscale servono all’incirca 10 miliardi (7 per confermare il bonus degli 80 euro e altri 2 circa per la nuova riduzione in favore delle imprese). Il menù includerà poi, l’allentamento del patto di stabilità interno (per 1 miliardo), risorse per la scuola (1 miliardo) e per i nuovi ammortizzatori sociali (1,5 miliardi). Ci sono poi da coprire le spese indifferibili (tra i 4 e i 5 miliardi) e 3 miliardi per evitare il taglio lineare degli sconti fiscali, eredità del governo Letta. Oltre a un aggiustamento dei conti, ridotto rispetto alle attese in virtù dello slittamento del pareggio di bilancio al 2017, ci sarà, si legge nel Def, una “variazione positiva saldo strutturale di 0,1 punti percentuali di Pil”, circa 1,5 miliardi. 


mercoledì 1 ottobre 2014

Fmi: le «banche ombra» valgono più del Pil di Usa, Europa e Cina

Lo shadow banking vale oltre 60.000 miliardi di dollari a livello mondiale, più del Pil di Stati Uniti, Unione Europea e Cina messi insieme. Il calcolo è contenuto nel Rapporto sulla stabilità finanziaria globale del Fondo monetario internazionale, secondo cui il dato si muove tra i 15 e i 25 trilioni di dollari negli Stati Uniti, tra i 13,5 e i 22,5 trilioni di dollari nell'area dell'euro, tra i 2,6 e i 6 trilioni di dollari in Giappone e intorno ai 7 trilioni nei Paesi emergenti, dove «il suo ritmo di crescita sta superando quello del sistema bancario tradizionale».
Secondo Gaston Gelos, direttore della divisione per l'analisi finanziaria globale del Fondo, «gli stessi fattori guidano la crescita dello shadow banking nei diversi Paesi». In particolare, sottolinea, il fenomeno «tende a decollare quando si mettono in campo regolamentazioni bancarie stringenti, che spingono all'aggiramento delle regole. Inoltre, cresce quando i tassi di interesse e gli spread sui rendimenti sono bassi e gli investitori cercano ritorni piu' alti e quando c'è un’ampia domanda istituzionale per attività sicure, per esempio da compagnie assicurative e fondi pensione».
In totale, calcolano i tecnici dell'istituto di Washington, lo shadow banking conta per circa un terzo del rischio sistemico complessivo negli Stati Uniti, piu' o meno come il sistema bancario tradizionale. Il peso è invece più basso in Gran Bretagna e nella zona dell'euro che «hanno ancora sistemi fiannziari piu' bancocentrici». Tra i paesi emergenti, avverte il Fondo, «uno stretto monitoraggio» merita la Cina dove lo shadow banking arriva a una quota compresa tra il 35 e il 50% del Pil e cresce a un ritmo del 20% annuo».
Anche lo shadow banking, però, «può avere effetti benefici». In particolare, «allarga l'accesso al credito, specialmente nelle economie emergenti, dove la rete bancaria tradizionale trova speso freni regolamentari o di capacità». Nelle economie avanzate, «molti fondi hanno provveduto a fornire credito a lungo termine al settore privato mentre le banche riducevano i loro finanziamenti». Lo shadow banking, inoltre, «puo' migliorare l'efficienza del sistema finanziario, rafforzando la liquidita' del mercato e la condivisione dei rischi».
Il Fondo invita i Paesi a monitorare il fenomeno e sottolinea che «il grado di di supervisione e regolamentazione dovrebbe dipendere da quanto esso contribuisce al rischio sistemico». Ma «cruciale», avverte il rapporto, e' «la cooperazione internazionale». I rischi infatti «aumentano quando le iniziative regolamentari sono realizzate soltanto da pochi Paesi o quando sono poco coordinate. Una stretta regolamentare in un Paese, per esempio», conclude l'Fmi, «potrebbe portare alla migrazione delle attivita' in un altro Paese dalle regole piu lassiste».


rassegna stampa: Il Sole 24 Ore 1 ottobre 2014

martedì 30 settembre 2014

Credit crunch, Confesercenti: in tre anni persi 103 miliardi di euro di prestiti alle imprese

Il credit crunch è tutt’altro che terminato. Ad agosto lo stock di prestiti alle imprese – comprensivi delle sofferenze – si è fermato a quota 913 miliardi: ben 103 miliardi di euro di prestiti in meno rispetto al novembre 2011, con un crollo complessivo del 10,2%”. A lanciare l’allarme è Massimo Vivoli, vice presidente vicario di Confesercenti e presidente di Italia Comfidi,dopo l'intervento a Montecitorio del governatore di Bankitalia, Ignazio Visco. Quest’ultimo ha ricordato come “il credito all`economia continua a contrarsi in più paesi, tra cui l`Italia e la dispersione delle condizioni di costo è ancora significativa”.
“Grazie all’intervento della Bce negli ultimi mesi – spiega Vivoli – abbiamo assistito a un lento miglioramento della dinamica dei prestiti alle imprese, che però sono rimasti sempre in territorio negativo: il dato di agosto mostra ancora una diminuzione dell’1,3% rispetto all’anno precedente. A soffrire di più, come sempre, sono le imprese più piccole: quelle con meno di cinque addetti, sempre nel mese di agosto, mostrano una flessione del 2,3%, quasi il doppio di quella registrata dalle imprese maggiori (-1,2%)”. “E’ difficile parlare di ripresa in questo scenario – prosegue - Per questo chiediamo che il Governo intervenga con sollecitudine percorrendo la strada indicata con lungimiranza e chiarezza da Draghi e Bce, spingendo le banche a creare le condizioni per agevolare l’accesso al credito di imprese e famiglie e far ripartire, in questo modo, l’economia italiana”.

rassegna stampa: Finanza.com 30.09.14

giovedì 25 settembre 2014

Save Children, 4 milioni i minori poveri in Italia

Sono 1,4 milioni in povertà assoluta. Dal 2012 al 2013 sono aumentati di 400 mila unità (+34%).


La crescita della povertà assoluta è stata più marcata nel Mezzogiorno (+5,2 punti percentuali, passata dal 13,9 al 19,1, pari al 37% in più), ma non ha risparmiato le regioni del Nord (+2,9 punti percentuali, dall'8,3 all'11,2%, pari al 35% in più) e del Centro Italia (+2 punti percentuali, dall'8,2 al 10,2%, pari ad un aumento del 24%).

Anche la povertà relativa è in aumento, arrivando a quasi 2 milioni 400 mila minori, il 23% del totale e con un aumento significativo di 300 mila unità in un solo anno, dal 2012 al 2013 (+2,7 punti percentuali, passando dal 20,3 al 23%, con un incremento dell'13%). Se al Nord e Centro la percentuale di bambini ed adolescenti in povertà relativa è di poco inferiore al 15% (13,6% e 14,7% rispettivamente), al Sud raggiunge quasi il 40%. Tutte le regioni del Sud hanno infatti percentuali di povertà relativa al di sopra della media nazionale, con punte massime in Sicilia e Calabria dove circa la metà dei bambini ed adolescenti sotto i 18 vive in povertà relativa.

rassegna stampa: Repubblica 22.09.14 

 

martedì 23 settembre 2014

Tornano a correre i fallimenti: +14% nel secondo trimestre 2014


Tornano a correre i fallimenti: +14% nel secondo trimestre 2014

MILANO - Prosegue la corsa dei fallimenti aziendali: nel secondo trimestre dell'anno sono stati 4.241, in aumento del 14,3% rispetto allo stesso periodo del 2013. Sono i numeri che emrgono dalla banca dati del Cerved, secondo quanto spiega l'agenzia Ansa: nell'intero primo semestre i default hanno raggiunto quota 8.120 (+10,5%), record assoluto dall'inizio della serie storica risalente al 2001. D'altra parte, dopo un inizio anno che lasciava presagire finalmente l'uscita dalla recessione, con la primavera e quindi l'estate tutti i dati economici hanno mostrato il persistere della crisi: dal fatturato e gli ordini dell'industria, al Pil, passando per l'occupazione, tutto dice che la strada per la ripresa non è neppure imboccata.

L'analisi condotta dal Cerved, società quotata specializzata nell'analisi del rischio di credito, mostra come i fallimenti riguardano indistintamente tutta la Penisola: i tassi di crescita sono ovunque a doppia cifra ad eccezione del Nord Est, in cui si registra un incremento del 5,5%, il livello più basso di tutto il territorio. In crescita del 14% rispetto al primo semestre 2013 sono invece i fallimenti nel Mezzogiorno e nelle Isole, del 10,7% nel Nord Ovest e del 10,4% nel Centro.

I recenti correttivi legislativi hanno fatto crollare le domande di concordato in bianco (-52%) e diminuire i concordati comprensivi di piano (-12,3%). In riduzione anche le liquidazioni che, con un calo del 10,3% tra gennaio e giugno, segnano un'inversione di tendenza a livello semestrale dopo un lungo periodo di incremento.

"Stiamo vivendo - commenta Gianandrea De Bernardis, amministratore delegato di Cerved - una fase molto delicata per il sistema delle Pmi italiane: la nuova recessione sta spingendo fuori dal mercato anche imprese che avevano superato con successo la prima fase della crisi e che stanno pagando il conto sia al credit crunch sia a una domanda da troppo tempo stagnante".


L'analisi del Cerved: "Anche le aziende che avevano superato la prima fase di crisi ora stanno chiudendo per la stretta al credito e la domanda troppo bassa". Giù le saracinesche in tutta la Penisola. Nel primo semestre i default hanno segnato il +10,5% sul 2013, oltre quota 8mila: record assoluto

 

rassegna stampa : La Repubblica (23 settembre 2014)

sabato 20 settembre 2014

L'allarme Codacons: dal 2007 persi 80 miliardi di consumi

L'allarme Codacons: dal 2007 persi 80 miliardi di consumiL'allarme Codacons: dal 2007 persi 80 miliardi di consumi Crolla la spesa degli italiani: gli acquisti sono calati di 3.300 euro annui a famiglia. Tra i settori più colpiti l'alimentare. Nello stesso periodo la disoccupazione è raddoppiata e il Paese si prepara a chiudere il terzo anno consecutivo in recessione. Censis: "Paura del futuro abbatte spesa e investimenti. Uno su tre teme di diventare povero" Lo leggo dopo L'allarme Codacons: dal 2007 persi 80 miliardi di consumi TAG consumi, crisi, recessione, Codacons MILANO - I consumi in Italia hanno fatto registrare un calo drammatico dal periodo pre-crisi ad oggi. Lo denuncia il Codacons secondo cui dal 2007 la spesa degli italiani è crollata di 80 miliardi, quasi il 5,3% del Pil. L'associazione dei consumatori sottolinea come ogni famiglia abbia ridotto, in sette anni, gli acquisto di oltre 3.300 euro l'anno con una contrazione pari a più di 1.300 euro procapite, neonati compresi. E d'altra parte l'Italia si appresta a chiudere il terzo anno consecutivo in recessione rassegna stampa,  Repubblica 19.09.14  

mercoledì 17 settembre 2014

Credito, ancora giù i prestiti alle famiglie. Sofferenze record per le banche italiane

I prestiti delle banche a imprese e famiglie italiane ad agosto hanno registrato un nuovo calo, il ventottesimo consecutivo, con una contrazione annua dell'1,09%. Il dato di agosto è una stima dell'Abi che nel rapporto mensile guarda al bicchiere mezzo pieno: la flessione di agosto e' piu' lieve e un calo cosi' contenuto non si registrava da luglio 2012. Il complesso dei finanziamenti in agosto registra un -2,3% annuo, in frenata da luglio (-2,5% annuo). I prestiti a famiglie e imprese, comunque, dal periodo pre crisi (fine 2007) sono cresciuti, nota l'Abi, da 1.279 a 1.418 miliardi.


Il mese scorso, aggiunge l'associazione bancaria, l'ammontare dei prestiti erogati dalle banche e' stato di 1.818 miliardi, «nettamente superiore all'ammontare della raccolta da clientela, 1.708 miliardi». Dalla fine del 2007, prima dell'inizio della crisi, a oggi «i prestiti all'economia sono passati da 1.673 a 1.818 miliardi, quelli a famiglie e imprese da 1.279 a 1.418 miliardi».
Toccano intanto un nuovo primato negativo i crediti in sofferenza delle banche italiane. A luglio le sofferenze lorde sono risultate pari a 172,3 miliardi con un incremento annuo del 23%. In rapporto agli impieghi, si legge nel rapporto mensile dell'Abi, hanno raggiunto il 9%, il livello piu' alto dall'ottobre del 1998. Prima della crisi (fine 2007) il rapporto era al 2,8 per cento. Anche le sofferenze nette sono in aumento a luglio: a 78,2 miliardi (77miliardi a giugno). Il rapporto sofferenze/impieghi per le imprese sale al 14,8% (3,6% pre crisi).
Per le imprese italiane i tassi sono in calo. Secondo le stime dell'Abi, in agosto il tasso medio sui nuovi finanziamenti e' sceso al 2,89% dal 3,09% di luglio e rappresenta il livello piu' basso dal marzo del 2011. Il rapporto mensile dell'associazione di palazzo Altieri mette poi in evidenza un calo anche per il tasso medio sui nuovi mutui casa alle famiglie al 3,19% dal 3,23% di luglio. Il tasso medio sul totale dei prestiti e' risultato pari al 3,77% (3,81% il mese precedente).

rassegna stampa : Il Sole24ore del 16.09.14

martedì 9 settembre 2014

Giù i prestiti delle banche: a luglio peggiorano a -2,6%

I prestiti alle famiglie sono scesi dello 0,8 per cento sui dodici mesi come nel mese precedente; quelli alle società non finanziarie sono diminuiti del 3,9 per cento. Sale la raccolta, sofferenze in crescita stabile. Mutui: boom del 29% tra gennaio e luglio

Giù i prestiti delle banche: a luglio peggiorano a -2,6% Sale la quota di denari che le banche riescono a raccogliere, mentre scende ancora quella che prestano alle famiglie e soprattutto alle aziende. Il tutto in attesa delle aste di liquidità decise da Mario Draghi, che con la Bce dovrebbe ridare fiato all'economia reale per mezzo delle banche stesse. Ecco le principali voci dei bilanci bancari nell'indagine periodica di Bankitalia...


...Prestiti.  I prestiti al settore privato, corretti per tener conto delle cartolarizzazioni e degli altri crediti ceduti e cancellati dai bilanci bancari, hanno registrato una contrazione su base annua del 2,6 per cento (-2,3 per cento a giugno). I prestiti alle famiglie sono scesi dello 0,8 per cento sui dodici mesi come nel mese precedente; quelli alle società non finanziarie sono diminuiti, sempre su base annua, del 3,9 per cento (-3,1 per cento a giugno).

... Quanto ai mutui casa, altri dati provenienti dall'Abi mostrano che tra gennaio e luglio l'ammontare delle erogazioni di nuovi mutui è stato pari a 14,6 miliardi di euro rispetto agli 11,4 miliardi dello stesso periodo del 2013. Lo ha comunicato l'abi spiegando che l'incremento, su base annua è quindi del 29,2%. Se si considera l'intero mercato, sulla base dei dati Banca d'Italia, il tasso annuo di crescita sfiora il 16%. I dati relativi ai primi sette mesi del 2014 confermano, dunque, la ripresa del mercato dei finanziamenti per l'acquisto delle abitazioni. L'ammontare delle nuove erogazioni di mutui nel 2014 è superiore anche al dato del 2012, quando si attestarono sui 13 miliardi di euro.


- Rassegna stampa - Repubblica -9.9.2014 

 

lunedì 8 settembre 2014

Confesercenti: "20 mld di tasse in più in tre anni"

In tre anni tra il 2009 e il 2012 le famiglie e le imprese italiane hanno "sborsato" 20 miliardi in più di imposte e tariffe. 
Confesercenti: "Nel 2014 niente ripresa, 20 mld di tasse in più in tre anni" Nei primi otto mesi dell'anno 2014 le chiusure di imprese solo per il commercio si attestano a quota 25 mila. Ma preoccupare Confesercenti sono i "6 milioni di persone che non lavorano o perché hanno perso il posto (sono circa 3 milioni) o perché sono rimasti ai margini del mercato del lavoro scoraggiati dalla situazione di crisi (altri 3 milioni)". Il rapporto mostra che il tasso di disoccupazione è previsto in calo dal 12,5% del 2014 al 12,3% del 2015. Secondo la Confesercenti sono due le priorità "pesantissime da ridurre al più presto" sono il tasso di occupazione fra le persone tra i 20 e i 64 anni di età (pari al 59,8%) e il tasso di occupazione femminile nella stessa fascia di età (49,9%) ovvero 20 venti in meno della media europea.




venerdì 5 settembre 2014

con lavoro non si gioca e chi lo toglie, toglie la dignità


 

 

Con il lavoro non si gioca! Chi per motivi di denaro e di affari, per guadagnare di più, toglie il lavoro, sappia che toglie la dignità alle persone". E' il monito che lancia Papa Francesco al termine dell'udienza generale in piazza San Pietro.

03/09/2014


"Al centro di ogni questione, anche di quella lavorativa, va sempre posta la persona e la sua dignità - ricorda il Papa, salutando in particolare gli operai delle acciaierie di Terni della Thyssenkrupp - Ancora una volta rivolgo un accorato appello affinché non prevalga la logica del profitto ma quella della solidarietà e della giustizia".

sabato 30 agosto 2014

Il vescovo di Terni invoca lo «spirito» tedesco per salvare l'Ast.



Sulle sorti dell'Ast di Terni, acciaieria dove sono a rischia 550 addetti, secondo il piano di ristrutturazione annunciato da ThyssenKrupp, interviene ora anche il vescovo della città umbra, Giuseppe Piemontese. Lo fa invocando il Mitbestimmung, il modello di relazioni industriali adottato in Germania dalla seconda metà del Novecento: insomma, proprietà, governo e lavoratori cerchino insieme soluzioni per lo sviluppo dell'Ast. «Partecipazione, cogestione e codeterminazione sono - spiega il presule - i significati che in italiano assume la parola Mitbestimmung, "fiore all'occhiello" della tradizione economica tedesca, a cui appartiene la ThyssenKrupp, proprietaria dell'acciaieria». Piemontese riconosce che «in Italia le relazioni sindacali sono improntate prevalentemente ad altri modelli, ma da una grande industria tedesca ci si aspetterebbe che almeno lo spirito della Mitbestimmung venisse colto e promosso. Ciò che è mancato nel piano industriale presentato dalla ThyssenKrupp è quel mit, insieme, che nella lingua tedesca esprime incontro, partecipazione, socialità, fraternità, famiglia, squadra».

...........In merito al futuro, il vescovo Giuseppe Piemontese si chiede come mai l'Ast «sia giunta ad una condizione tale da non potersi prevedere un piano di rilancio, ma solo di dismissioni. Quali le cause di tale stato di disimpegno? È imperizia di chi ha avuto il timone in mano o di maestranze distratte o incompetenti»? Il timore dell'alto prelato, espresso nel suo intervento è che alla fine «le conseguenze e i costi ricadano prevalentemente sui lavoratori e le loro famiglie. E ciò non è corretto, né tanto meno giusto, neanche in un'economia di mercato».

Rassegna stampa - da il Sole 24 Ore

martedì 19 agosto 2014

Londra, i manager delle società della City guadagnano 131 volte i loro dipendenti


Londra, i manager delle società della City guadagnano 131 volte i loro dipendenti



Uno studio della società specializzata "High pay centre" rivela il nuovo allargamento della forbice tra le retribuzioni. Soltanto nel 1998, la differenza era di 47 volte. 

Londra, i manager delle società della City guadagnano 131 volte i loro dipendenti TAG retribuzioni, manager stipendi, High pay centre, City, ftse100 MILANO - Si moltiplicano gli studi che dimostrano come la forbice degli stipendi tra manager delle grandi imprese e i dipendenti che dirigono si stia allargando sempre di più. L'ultimo studio in ordine di tempo riguarda la City: i dirigenti delle società che fanno capo all'indice Ftse100 della Borsa di Londra guadagnano in media 131 volte più dei loro dipendenti. Lo rivela uno studio del think-tank "High pay centre", nel quale si legge: "I dati indicano l'aumento incredibile delle remunerazioni dei dirigenti rispetto a quelle della maggior parte dei lavoratori britannici negli ultimi tre decenni". Nel 1998 la differenza degli stipendi era di uno a 47, indica il rapporto, che ha confrontato la remunerazione complessiva del direttore generale con il salario medio dei dipendenti. Dallo studio emerge anche qualche esempio con nomi e cognomi. Il numero uno dell'azienda di birra SabMiller, Alan Clark, ha guadagnato l'anno scorso 6,5 milioni di sterline (pari a 8,1 milioni di euro), ovvero 360 volte la paga media di uno dei suoi dipendenti, mentre il direttore generale di Compass (gruppo della ristorazione), Richard Cousins, ha percepito 5,5 milioni di sterline (6,85 milioni di euro), ilc he equivale a 418 volte il salario medio dei suoi sottoposti.

Rassegna stampa : da Repubblica - 19.08.2014

giovedì 14 agosto 2014

Rating etico: le banche popolari promosse

E' positiva la valutazione del profilo di sostenibilità delle Banche popolari italiane. Lo sostiene l'ente Europeo agenzia di rating di sostenibilità Standard Ethics, le 37 banche popolari analizzate merita un rating "EE"" con outlook positivo che definisce un buon grado di conformità (su una scala di 9 livelli da EEE a F) rispetto alle indicazioni Onu, Ocse, e Ue su governance e responsabilità sociale.
Le Banche popolari italiane si distinguono i tema di sussidiarietà, democrazia economica, tutela degli azionisti di minoranza, remunerazione dei vertici, partecipazione assembleare.

Standard Ethics Rating assigned to Italy's Banche popolari - il documento

Standardethics, agenzia di rating europea

lunedì 11 agosto 2014

Il Paese non riparte.

Nel secondo trimestre di quest’anno, informa l’istituto di statistica, il Pil ha segnato infatti un -0,2% sul trimestre precedente e un -0,3% su base annua. Dati non soltanto negativi ma anche peggiori delle previsioni degli osservatori che indicavano una "forchetta" tra il +02 e il -0,1. Un ribasso dovuto soprattutto all’indebolimento della domanda estera, cioè dell’export, mentre il mercato interno non riparte. In dati assoluti il prodotto interno italiano è tornato ai livelli di 14 anni fa, circa 340 miliardi nel trimestre. Rispetto al 2008 abbiamo perso il 10% della ricchezza nazionale....

Il nuovo segno meno fa seguito a quello registrato nel primo trimestre e riporta tecnicamente il Paese in recessione, la terza negli ultimi cinque anni. Complessivamente nella prima metà dell’anno il Pil è sceso di tre decimi di punto....Un dato choc che rende ormai irrealistico l’obiettivo fissato in primavera dal governo di una crescita dello 0,8% nell’intero anno. Ora il rischio concreto è di chiudere anche il 2014 con il segno meno.
La notizia ieri mattina ha fatto salire lo stato di allerta in Piazza Affari, che ha chiuso con un pesante -2,7% (unica Borsa europea in netto calo), bruciando 12,8 miliardi di euro di capitalizzazione. In mattinata il tonfo calo aveva superato anche il 3% con diversi titoli sospesi per eccesso di ribasso. All’opposto torna a correre lo spread tra i titoli tricolori e quelli tedeschi che si è riportato a quota 170 punti dai 155 dei giorni scorsi....
Per il resto dell’anno lo scenario è molto incerto. Un dato in controtendenza arriva sempre dall’Istat e riguarda la produzione industriale, che a giugno ha fatto segnare un + 0,9 rispetto a maggio e un +0,4% su base annua. Ma i primi indicatori su luglio non sono positivi. Terna informa che i consumi elettrici sono calati del 3,8% rispetto allo stesso mese del 2013, un dato che si spiega solo in parte con l’estate più fredda, mentre è scesa anche la fiducia di consumatori e imprese. Secondo il centro studi di Intesa Sanpaolo, anche mantenendo le previsioni di una lieve ripresa nei prossimi sei mesi, la media annua del Pil rischia di restare sottozero.

mercoledì 30 luglio 2014

Maxi stipendi, “buste paga dei manager non dipendono dai risultati aziendali”

Secondo Businessweek, il 99% della "retribuzione esorbitante" degli amministratori delegati "non ha niente a che vedere" con il fatturato e l'andamento del titolo in Borsa, che spiega solo l'1% della busta paga

Maxi stipendi, “buste paga dei manager non dipendono dai risultati aziendali”

Perché gli amministratori delegati prendono stipendi esorbitanti? La rivista americana Businessweek, in un articolo dal titolo “The Pay-per-Performance Myth”, il mito della paga in base al risultato, indaga sulle ragioni che spingono le grandi aziende a pagare cifre altissime ai loro top manager. La risposta più frequente, secondo il giornale pubblicato da Bloomberg, è che “la busta paga è legata ai risultati aziendali”. “Ma i dati confermano questa affermazione?”, si interroga l’articolo.
Per rispondere, Businessweek riprende uno studio condotto dal gruppo californiano Equilar, che periodicamente pubblica i dati sui compensi, in merito alla relazione tra ricavi, profitti, redditività delle azioni e retribuzione degli amministratori delegati di duecento grandi aziende statunitensi. Ebbene, secondo lo studio la correlazione tra l’andamento del titolo in Borsa e la retribuzione è bassissima: solo l’1%. Se si prendono in considerazione, poi, gli altri indici di risultato, come i ricavi e la redditività, l’incidenza della performance è ancora più esigua e si avvicina allo zero. Insomma: il 99% delle maxi buste paga “non ha niente a che vedere con la performance dell’azienda”, recita l’articolo. Che conclude notando che se i risultati fossero un elemento determinante dello stipendio le percentuali sarebbero diverse. Solo in quel caso la ‘Pay-per-Performance’ non sarebbe, effettivamente un ‘mito’.

sabato 26 luglio 2014

Sviluppo umano: spettro povertà per 2,3 mld. Italia 26esima, ma per le donne è 61esima


MILANO - In un mondo dove 3,5 miliardi di persone mettono insieme le stesse ricchezze delle 85 più ricche, le Nazioni Unite si sono ritrovate nuovamente a chiedere alla politica uno sforzo comune e coordinato per cercare di livellare le diseguaglianze e diffondere il benessere alle fasce che non lo conoscono. Queste ultime sono molto ampie e come sempre in questi casi i numeri dicono più di ogni altra affermazione: 1 miliardo e 200 milioni di persone vivono con 1,25 dollari o meno al giorno, ma le stime peggiorano se si tengono in considerazione parametri più ampi che quelli semplicemente reddituali.

Le ultime riguardano il Multidimensional Poverty Index, targato Undp, e rivelano che quasi 1,5 miliardi di persone in 91 Paesi in via di sviluppo vivono in povertà, con privazioni che si sovrappongono tra gli ambiti della salute, dell'istruzione o delle condizioni di vita. E nonostante la povertà nel complesso sia in contrazione, ci sono altri 800 milioni di individui che rischiano di scivolarsi se il corso della loro vita o quello del Paese in cui vivono dovesse subire un contraccolpo. 

Alcuni flash che provengono dallo Human Development Report presentato in settimana dalle Nazioni Unite a Tokyo.  Punta il dito sugli aspetti della "vulnerabilità" di moltissime persone, che si sono sedimentati nel tempo come risultato della discriminazione e del fallimento delle politiche socioeconomiche, colpendo gruppi come gli anziani, i migranti, le donne o i giovani, o ancora coloro che hanno disabilità. Per esempio, si scopre che l'80% della popolazione mondiale anziana non ha una sufficiente protezione sociale, che per di più si accompagna a povertà e disabilità.

Ancora, otto persone su dieci, nel mondo, mancano di protezione sociale, mentre il 12% (842 milioni di persone) soffre di fame cronica e quasi la metà di tutti i lavoratori del globo terracqueo sono occupati in maniera precaria o irregolare. Proprio la disoccupazione, soprattutto quella giovanile, è "il" problema crescente per i Paesi in via di sviluppo, in particolare perché sempre più ragazzi intraprendono il percorso scolastico. Khalid Malik, direttore dell'ufficio sullo Sviluppo umano dell'Undp, e principale autore del report, sottolinea infatti al Guardian: "Quando le persone sono più istruite, cambia il loro rapporto con la concezione di cittadinanza, e si aspettano una maggiore gratificazione dal lavoro. Il nostro rapporto mostra quanto si stia ampliando, in maniera sostanziale in Africa, il fossato tra persone che si affacciano al mondo del lavoro e reale disponibilità di posti di lavoro".

 

venerdì 25 luglio 2014

Crisi, il dramma del Mezzogiorno: persi 47,7 miliardi di Pil e 32mila imprese

La crisi ha colpito il Sud con "effetti durissimi", servono "interventi robusti per amplificare i timidi segnali positivi", avverte Confindustria. Nel Meridione sono andati in fumo oltre 600mila posti di lavoro perduti,  114mila persone sono in cassa integrazione e quasi 2 giovani su 3 sono disoccupati

mercoledì 23 luglio 2014

risparmio e dipendenti le chiavi della "ripresa economica"

Pubblicati i dati del VI Rapporto sull'impegno sociale delle imprese in Italia: la responsabilità sociale prosegue il cammino di contaminazione del tessuto imprenditoriale passando dal 64% di sociatà del 2011 al 73% del 2014

A leggere il VI Rapporto nazionale sull'Impegno sociale delle imprese, pubblicato a giugno dall'Osservatorio Socialis e condotto dall'Istituto demoscopico Ixè, c'è da chiedersi se sono cambiate le policy aziendali di responsabilità sociale in Italia. Perché al centro dell'attenzione dei manager e delle loro direttive di Corporate Social Responsibility ci sono infatti i consumi, la gestione delle risorse, il corretto utilizzo dell'energia. La quotidianità delle nostre aziende è cambiata e questo è uno dei portati irreversibili della crisi economica.

Fino al 2011,
anno del rapporto precedente, in azienda l'intento di essere "etici", o "socialmente responsabili", si traduceva principalmente nell'organizzazione di donazioni umanitarie. Eventi simbolici, utili certo, quanto però anche episodici, sconnessi da una strategia di largo respiro. A due anni di distanza, molto è cambiato e niente è più affidato all'estemporaneità..... Nuove strategie di responsabilità sociale quindi, che rispondono a nuove ambizioni identitarie delle aziende: secondo il rapporto, la spinta motivazionale più forte nelle nuove strategie di responsabilità sociale d'impresa è la "reputazione" dell'azienda; solo in seconda battuta ci sono aspettative dichiarate sul business e sul clima interno. L'elemento del personale dipendente fornisce un'altra importante chiave di lettura dei dati del VI Rapporto: la centralità dei lavoratori.

E' a loro che l'azienda chiede aiuto per rendere migliore l'impatto delle proprie attività tanto sull'ambiente circostante quanto sulla collettività nel suo complesso. E sono soprattutto i lavoratori, secondo il rapporto, i primi a beneficiare del giro di vite in favore del rispetto dell'ambiente. Nonostante la spiccata motivazione verso il rafforzamento della corporate reputation, il primo vantaggio realmente riconosciuto dalle imprese che hanno attuato una strategia di Corporate Social Responsibility consiste infatti nel miglioramento del clima interno e nel coinvolgimento dei dipendenti. A pensarla così è il 46% delle aziende, mentre solo il 36% registra invece il verificarsi dell'effettivo ritorno reputazionale prospettato all'inizio..."

 

 

 

martedì 22 luglio 2014

Papa Francesco: "Sistema economico sfrutta l'uomo, giogo insostenibile"

Bergoglio all'Angelus in piazza San Pietro esorta a dare ristoro a poveri, immigrati e sfruttati

Di ritorno dalla visita in Molise, Bergoglio si è poi soffermato sull'invito di Gesù, di cui riferisce il Vangelo domenicale: "Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro". Il Signore, ha detto il pontefice, "ha davanti agli occhi le persone che incontra ogni giorno", "gente semplice, poveri, malati, peccatori, emarginati...così dice Lui, e le cercava per annunciare loro il Regno di Dio e per guarire molti nel corpo e nello spirito. Ora li chiama tutti a sé: venite a me, e promette loro sollievo e ristoro".
Questo invito di Gesù, ha sottolineato il Papa, "si estende fino ai nostri giorni, per raggiungere tanti fratelli e sorelle oppressi da condizioni di vita precarie, da situazioni esistenziali difficili e a volte prive di validi punti di riferimento".

Nei Paesi più poveri, "ma anche nelle periferie dei Paesi più ricchi - ha detto - si trovano tante persone stanche e sfinite sotto il peso insopportabile dell'abbandono e dell'indifferenza. L'indifferenza: quanto male fa ai bisognosi l'indifferenza umana. E peggio, quella dei cristiani. Ai margini della società sono tanti gli uomini e le donne provati dall'indigenza, ma anche dall'insoddisfazione della vita e dalla frustrazione. Tanti sono costretti ad emigrare dalla loro Patria, mettendo a repentaglio la propria vita".


 

lunedì 21 luglio 2014

I dati del rapporto Cisl: "Ogni mese più di 10mila rischiano il posto".

Lavoro: a rischio 140mila posti nel 2014. In sei anni di crisi già persi 900mila occupati 

Il manifatturiero e le costruzioni hanno pagato il prezzo più alto: quasi il 90% dei nuovi disoccupati viene da quei settori. Intanto si moltiplicano i tavoli aziendali dall'Alitalia all'Ideal Standard, passando per le Acciaierie di Terni

MILANO - Sono 136.616 mila "i lavoratori a rischio di perdita di lavoro nel corso del 2014", nei settori della manifattura e delle costruzioni. E' la stima fatta dalla Cisl nel suo Rapporto Industria, dal quale emerge che sono più di 10mila i lavoratori che ogni mese rischiano di vedere saltare la propria occupazione. E quel che più preoccupa è che il dato peggiora rispetto alle stime 2013, con 13.486 posizioni in più in pericolo (+11%). I sei anni di crisi, tra il 2008 e il 2013, sono costati al Paese circa 900 mila posti di lavoro di cui 490mila, il 58,9%, nel Sud, solo lo scorso anno.
La Banca d'Italia ha appena certificato nel suo Bollettino trimestrale quanto sia complicata l'uscita dalla recessione: il Pil del 2014 dovrebbe crescere solamente dello 0,2%.

 
Cassa integrazione per 540mila, persi 3.900 euro in busta paga

Tornando al rapporto, è in costante crescita il numero di interventi per le persone che hanno perso il lavoro. Tra il 2010 e il 2013 gli interventi di sostegno sono aumentati del 66,5% fino ad arrivare a 2.186.358. L'incremento maggiore riguarda i lavoratori in mobilità (+81,8%), che ammontavano a 217.597 nel 2013. 
Ancora i numeri della Cisl sono impietosi: tra il 2008 e il 2013, l'industria manifatturiera e le costruzioni hanno subito complessivamente circa l'89% della diminuzione totale degli occupati, rispettivamente con 482mila e 396mila occupati in meno. In un'occupazione in riduzione da anni, è cresciuto solo il lavoro a tempo parziale (+10% nel 2012, +2,8% nel 2013), sia permanente sia a termine, fortemente utilizzato, fin dall'inizio della crisi, per evitare licenziamenti. Come contraccolpo della riorganizzazione delle imprese - fa notare la Cisl - negli ultimi due anni il ricorso agli ammortizzatori sociali ha toccato livelli storici. La Cassa Integrazione anche nel 2013 ha superato il miliardo di ore autorizzate, coinvolgendo almeno 300.000 persone in base al "tiraggio" effettivo.
I dati sulle ore complessive autorizzate di Cassa integrazione nel primo quadrimestre 2014, distribuiti per regioni, mostrano una concentrazione netta in Lombardia (26,2%) e Piemonte (12,4%). 

 

mercoledì 16 luglio 2014

IL CREDITO NEGATO

Secondo una recente ricerca del suo ufficio Studi Confcommercio solo il 3,7 per cento delle imprese del settore del terziario di mercato ha ottenuto un finanziamento dal settore bancario nel primo trimestre del 2014. La percentuale nel 2009 era del 22,2 per cento. La ricerca dice di piú. La scarsità di finanziamenti non deriva solo dalla mancata richiesta da parte delle imprese, ma anche dalla parsimonia, diciamo cosi, delle banche. Nel 2009 il 64% delle richieste veniva accolta, nel 2014 solo il 25 per cento.
Altro come dicono gli autorevoli banchieri (oltre a Patuelli, solo una settimana fa lo diceva anche  Profumo) che sostengono invece che in Italia il sistema creditizio eroghi una percentuale di finanziamenti che supera di circa il 20 per cento la raccolta privata.

L'economia reale, le aziende, le famiglie, i giovani i disoccupati piangono le lacrime dei diseredati ... con buona pace dei banchieri.

mercoledì 9 luglio 2014

Papa Francesco in Molise

    "Non poter portare pane a casa toglie la   
      dignità"  
 
                          Papa Francesco in Molise: "Non poter portare pane a casa toglie la dignità"



  "Lavorare di domenica non è vera libertà". E sugli immigrati: "L'Europa sia più generosa".
 Parole di Bergoglio in visita dopo 19 anni dall'ultimo viaggio pastorale di un pontefice.
...La dignità di lavorare, non la domenica. "Bisogna conciliare i tempi del lavoro con i tempi della famiglia", ha detto il Pontefice, "è un punto critico", che "ci permette di discernere, di valutare la qualità umana del sistema economico in cui ci troviamo". Così "la domenica libera dal lavoro - eccettuati i servizi necessari - sta ad affermare che la priorità non è all'economico, ma all'umano". "Forse è giunto il momento di domandarci se quella di lavorare alla domenica è una vera libertà", ha aggiunto. Francesco ha aggiunto: "Vorrei unire la mia voce a quella di tanti lavoratori e imprenditori di questo territorio nel chiedere che possa attuarsi anche qui un 'patto per il lavoro'". Perché lavorare dà dignità. "Non avere lavoro non è solo non avere il necessario per vivere: no, noi possiamo mangiare tutti i giorni, andare alla Caritas o altre associazioni. Il problema è non portare il pane a casa, questo toglie la dignità", ha detto. "Il problema più grave non è la fame, è la dignità: dobbiamo difenderla e la dà il lavoro".

Un peccato sfruttare la terra. "Il peccato nostro è sfruttare la terra e non lasciare che ci dia quello che ha dentro". Papa Francesco ha risposto così alla denuncia di un giovane contadino (laureato in agraria) riguardo al tema della mancata "custodia" della natura. "Restare a fare il contadino sulla terra non è - ha osservato Bergoglio - rimanere fisso, è fare un dialogo per far diventare la terra feconda per tutti noi".

Diffondere dappertutto la cultura della solidarietà. "Testimoniare la carità", "servendo Dio nel servizio ai fratelli, e diffondendo dappertutto la cultura della solidarietà" dinanzi a "situazioni di precarietà materiale e spirituale, specialmente di fronte alla disoccupazione, una piaga che richiede ogni sforzo e tanto coraggio da parte di tutti", ha detto Francesco durante la Messa. 
Nella Cattedrale di Isernia, il Pontefice ha incontrato gli abitanti della città molisana dicendo: "La Misericordia e la profezia di un mondo nuovo, in cui i beni della terra e del lavoro siano equamente distribuiti e nessuno sia privo del necessario, perché la solidarietà e la condivisione sono la conseguenza concreta della fraternita".

giovedì 26 giugno 2014

i risultati raggiunti: negli anni 2007-2013, gli anni passano...

Ci riescono le famiglie più agiate (il 10% del totale), che migliorano la loro posizione possedendo, nel 2012, il 46,6% del patrimonio nazionale privato. Era il 45% nel 2008. Ovvia conseguenza, l'indice di concentrazione della ricchezza (indice di Gini) aumenta al 64%.
La pressione fiscale è aumentata, arrivando alla punta del 44,3% del Pil. Si prevede e soprattutto si auspica una sua riduzione, in particolar modo riguardo i  redditi da lavoro e da pensione. Il governo ipotizza un rientro al 43,7% del Pil entro due anni.
Le retribuzioni lorde da lavoro dipendente (1)  in generale si riducono dell'1% ma per il settore finanziario, con banche, assicurazioni, finanziarie e simili,  calano mediamente del 14% circa.
Minore occupazione, sparisce lavoro  per 800.000 persone, ed ecco il tasso di occupazione che passa dal 57,7% al 52,1% e quello di disoccupazione che raddoppia rispetto al 6,1% del 2007.
In queste condizioni come stanno le famiglie? Spendono 67 miliardi di € in meno (da 878 a 811) e diventano più povere. In particolare le famiglie in condizione di povertà relativa sono, a fine anno 2012, 3 milioni 232 mila. Erano 2 milioni e 737 mila nel 2008. Le persone in condizione di povertà relativa sono il 15,6% della popolazione, ovvero 9 milioni e 563 mila!
Le imprese, che vivono soprattuitto di domanda interna, producono il 43% in meno di beni durevoli. Si è ridotta la produzione manifatturiera complessiva, passando dal valore indice di 126,5 all'83,1 in sette anni. Utilizzano il 71,4% della loro capacità produttiva (era il 77,6).
Gli investimenti esteri sono crollati a causa di un deficit di reputazione del paese, come ci riporta il Censis.
(da a.s.)

I dati provengono dall'appendice statistica della Banca d'Italia, dalla banca dati Istat, dal rapporto trimestrale della Banca per i Regolamenti Internazionali, dal rapporto Censis.

(1) retribuzioni lorde per unità di lavoro dipendente da 24.921€ del 2007 a 24.677€ del 2013, per il settore finanziario ed assicurativo da 47.511€ a 40.885.

mercoledì 18 giugno 2014

Nel mondo 14 milioni di 'paperoni', possiedono 53 trilioni di dollari

Nel mondo 14 milioni di  paperoni   possiedono 53 trilioni di dollari
16:51 18 GIU 2014(AGI) - Milano, 18 giu. -

Sono 14 milioni nel mondo e ognuno di loro possiede una fetta di un patrimonio complessivo di 52.620 miliardi di dollari. Alla platea dei 'paperoni' si sono aggiunti 1,76 milioni di nuovi ricchi nel 2013, la crescita piu' sostenuta dal 2000, e il patrimonio totale nelle loro tasche, che non include prime abitazioni, collezioni o altri beni di consumo durevoli, ha registrato in un anno un incremento del 14%. E' quanto emerge dal 'world wealth report 2014' di Capgemini e Rbc. Il Nord America si conferma il Paese con piu' milionari (sono 4,33 milioni) ma l'Asia Pacifico segue a ruota (4,32 milioni) e, con un tasso di crescita piu' sostenuto, segnera' il sorpasso nel 2014. Il 60% di chi ha oltre 1 milione di euro e' concentrato tra Usa, Giappone, Germania e Cina. La crescita maggiore nel 2013 e' stata in Irlanda (+25%), Emirati Arabi (+24%), Giappone e Grecia (+22%). 

martedì 10 giugno 2014

Peggiora la stretta al credito per le imprese: -4,4% ad aprile

Nel complesso, i prestiti delle banche al settore privato sono scesi del 3,1% (contro il -3,3% di marzo). Migliora leggermente per le famiglie, anche se il saldo annuo resta negativo dell'1%. Resta elevatissimo il tasso di crescita delle sofferenze, scende lievemente il costo dei mutui 

Ad aprile, infatti, i prestiti al settore privato hanno registrato una contrazione su base annua del 3,1 per cento (-3,3 per cento a marzo). Si tratta di dati, specificano da Palazzo Koch, corretti per tener conto delle cartolarizzazioni e degli altri crediti ceduti e cancellati dai bilanci bancari. Tra le varie componenti, è andata "meglio" alle famiglie, verso le quali i prestiti sono scesi dell'1,0 per cento sui dodici mesi (-1,1 per cento a marzo); quelli alle società non finanziarie sono diminuiti, sempre su base annua, del 4,4 per cento (-4,3 per cento a marzo). Bisogna a questo punto augurarsi che - a differenza di quanto avvenuto con le aste di liquidità a bassissimo costo di fine 2011 e inizio 2012, che sono state reinvestite di fatto in Btp - i meccanismi premianti dell'Eurotower servano davvero a portare denari all'economia reale. 

venerdì 6 giugno 2014

Cei: Bagnasco, famiglia impresa piu' importante perche' genera capitale umano



"La famiglia rimane l'impresa più importante del Paese" in quanto "genera quel capitale umano senza il quale non solo non vi è possibilità di benessere ma prima ancora di società e di futuro". Il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, lo ricorda avviando i lavori dell'assemblea generale della Conferenza Episcopale italiana, aperta ieri dall'intervento di Papa Francesco.
Bagnasco ricorda che "è grazie alla famiglia che, anche in questi anni sofferti, il tessuto sociale mantiene una propria stabilità. Nel suo seno si mettono insieme risorse che, in questa stagione di crisi, si sono rivelate indispensabili, oltre a costituire un incalcolabile fattore di risparmio per lo Stato; ma, ancor prima, ognuno vi ritrova valori, fiducia e coraggio per portare la vita".
Per questo motivo, il presidente della Cei ribadisce "con fermezza, rispetto e insistenza" alle autorità responsabili la necessità di "avviare politiche che esprimano un sì convinto alla famiglia senza surrogati. Chiediamo che la famiglia, fondata sul matrimonio, non sia messa sotto scacco da una cultura insistente e monocorde, che pretende di ridefinire il volto stesso dell'amare favorendone la fragilità anzichè aiutarlo a superare le inevitabili prove. Snaturare la famiglia -accusa Bagnasco- significa scendere nel più profondo, fino a sciogliere la persona dentro rapporti liquidi e insicuri".

giovedì 5 giugno 2014

Persi 120 mila fabbriche e un milione e 160 mila posti di lavoro




 


Confindustria: in 13 anni produzione industriale -25,5%, persi 1mln 160 mila addetti



Roma, 4 giu.(Labitalia) - Profondo rosso per la produzione industriale italiana nel contesto mondiale: tra il 2000 e il 2013 infatti la manifattura made in Italy è crollata del 25,5%. Ed è proseguita la massiccia erosione della base produttiva: dal 2001 al 2013, la crisi ha fatto perdere al Paese circa 1 milione 160mila occupati e bruciato oltre 120 mila fabbriche.
Un malessere profondo da cui non è comunque immune l'Europa, "fiaccata da politiche di bilancio, dal credit crunch e da un euro forte che rallenta le esportazioni verso il resto del mondo", ma che è costretta a competere con un livello della produzione dell'industria manufatturiera mondiale che nello stesso periodo cresceva del 36%. E' questa la fotografia in bianco e nero, dal titolo evocativo "In Italia la manifattura si restringe", che il centro studi di Confindustria affida al Governo per sollecitare, ancora una volta, "l'urgenza dell'iniziativa politica per mettere al centro il settore manufatturiero".
Ma l'analisi di viale dell'Astronomia, nonostante "il quadro impietoso", non è del tutto pessimista: se in "in sei anni il Paese e' passato dal quinto all'ottavo posto nella graduatoria internazionale dei maggiori paese produttori" resta comunque "un ottimo piazzamento" considerata la "fisiologica avanzata dei paesi emergenti". E' infatti il Brasile a scavalcare l'Italia nella classifica mondiale dei paesi produttori.
Tra le cause che intrecciandosi e accavallandosi tra loro portano a questo declino industriale, Confindustria addita ancora "il calo della domanda interna, l'asfissia del credito, l'aumento del costo del lavoro slegato dalla produttività e la redditività che ha toccato nuovi minimi".

 

 

martedì 3 giugno 2014

Economie emergenti, 839 milioni di lavoratori vivono con meno di due dollari al giorno

Nelle economie emergenti 839 milioni di lavoratori vivono con meno di due dollari al giorno. E' quanto emerge dal rapporto Ilo 'World of Work, dedicato quest'anno ai paesi in via di sviluppo. L'incidenza del fenomeno in queste aree, aggiunge l'Ilo, si è però drasticamente ridotta nel corso degli ultimi anni: la quota di poveri rispetto alla forza lavoro totale è infatti scesa a circa un terzo dai primi anni 2000, quando superava la metà del totale.

 "Contrariamente alle previsioni", rendere il mercato del lavoro più flessibile non rende più semplice il passaggio da un posto di lavoro in nero o precario a uno a tempo indeterminato. E' quanto scrive l'Ilo nel suo rapporto 'World of Work 2014'.

L'Ilo sottolinea "l'accresciuta consapevolezza del ruolo del salario minimo nella lotta alla povertà tra i lavoratori e alle disuguaglianze". Impatti positivi sui redditi dei lavoratori arrivano anche dalla contrattazione collettiva, il cui utilizzo, avverte però l'Ilo, "è in declino, una tendenza evidente anche nelle economie industrializzate".

Nei prossimi cinque anni faranno il loro ingresso nel mercato del lavoro 213 milioni di persone, 200 milioni delle quali solo nei paesi in via di sviluppo. "Ciò solleva il problema della disoccupazione giovanile", si legge nel rapporto, "nei paesi in via di sviluppo la disoccupazione giovanile supera già il 12%, oltre tre volte il tasso di disoccupazione per gli adulti".
I tassi di disoccupazione giovanile più elevati, spiega l'Ilo, si riscontrano nel Nord Africa e in Medio Oriente, dove un giovane su tre non riesce a trovare lavoro. Particolarmente grave, in queste aree, è la situazione delle giovani donne, tra le quali il tasso di disoccupazione sfiora il 45%.
 



lunedì 26 maggio 2014

La crisi non è finita, cig per 500mila lavoratori: da gennaio hanno perso 2.600 euro

La crisi non è finita, cig per 500mila lavoratori: da gennaio hanno perso 2.600 euro Da inizio anno persi 1,3 miliardi di reddito: come nello stesso periodo del 2013. E intanto un'azienda su cinque è costretta a licenziare per il ritardo nei pagamenti
MILANO - La crisi morde le tasche dei lavoratori che nei primi quattro mesi dell'anno hanno perso 1,3 miliardi a causa delle 350 milioni di ore in Cig autorizzate (365 lo scorso anno). Gli oltre 500mila lavoratori in cassa integrazione a zero ore hanno perso 2.600 euro netti di reddito. A fare i conti è la Cgil che ha rielaborato i dati Inps sulla Cig.

Una situazione ancora più grave perché non migliora. Il numero di lavoratori coinvolto ad aprile dello scorso anno era lo stesso, così come la perdita di reddito nei primi quattro mesi dell'anno. Le difficoltà del paese sono  evidenti. Basta osservare i dati Istat sulle retribuzioni che ad aprile sono rimaste ferme sui livelli di marzo segnando un timido +1,2% rispetto al 2013. Certo il dato è doppio dell'inflazione (+0,6%), ma il tasso di crescita resta il più basso dal 1982.

lunedì 19 maggio 2014

Così i fondi stranieri hanno conquistato il capitalismo italiano



Hanno in portafoglio il 38 per cento di Piazza Affari. E sono ormai al capolinea patti storici e salotti buoni. Sono loro i maggiori azionisti di Generali, Unicredit, Intesa SanPaolo e di molte altre blue chip

MILANO - Un manipolo di vedove scozzesi, preti presbiteriani e combattivi maestri dell'Illinois sta ridisegnando in questa primavera 2014 la mappa del potere economico di Piazza Affari.

La borsa tricolore è stata per quarant'anni una riserva di caccia con due soli protagonisti: i salotti buoni - un groviglio di patti di sindacato e partecipazioni incrociate tra banche e famiglie incaricato di gestire gli affari dei soliti noti - e le aziende di Stato.
Oggi il vento è cambiato. Gli ex-poteri forti, fiaccati dallo sfarinamento delle dinastie industriali, dai prestiti in sofferenza e dalla crisi, sono a corto di quattrini. E in virtù dell'aurea legge ("Articolo quinto, chi ha i soldi ha vinto") coniata da Enrico Cuccia, il deus ex machina di questo mondo, il listino milanese ha trovato il suo nuovo padrone: i grandi fondi esteri.

 

sabato 3 maggio 2014

Daimler chiama i pensionati a lavoro


Msn - Motori
 Per sfruttare la loro esperienza e preparazione: «Ci è capitato di non avere più nessuno che conoscesse uno speciale linguaggio di programmazione»
"Sono più bravi dei giovani". L'azienda della Mercedes vara il programma Space Cowboy.. Già l'anno scorso, ha precisato il gruppo di Mercedes, di cui fa parte la casa, sono stati reimpiegati circa 100 pensionati per un massimo di sei mesi. Il progetto è stato denominato “Space Cowboys”, rifacendosi così ad un film del 2000 diretto ed interpretato da Clint Eastwood, dove un gruppo di 4 astronauti – il "Team Dedalus” - veniva richiamato in servizio dalla NASA per affiancare un giovane equipaggio allo scopo di riparare un satellite obsoleto.
Questo richiamo al servizio ha portato alla realizzazione di un pool di esperti in cui si sono registrati oltre 390 pensionati che il Gruppo teutonico sta richiamando in servizio allo scopo di assegnarli ad una serie di ambiti specifici (ad esempio IT o Ricerca&Sviluppo) con una retribuzione giornaliera. Il più anziano degli ex dipendenti iscritto al programma ha 75 anni.  

martedì 29 aprile 2014

Censis, i 10 più ricchi hanno quanto 500mila famiglie operaie


Censis, i 10 più ricchi hanno quanto 500mila famiglie operaie

Sono le diseguaglianze sociali sempre più marcate «il vero male che corrode l'Italia». Ad affermarlo è il Censis, secondo cui «i dieci uomini più ricchi del Paese dispongono di un patrimonio di circa 75 miliardi di euro, pari a quello di quasi 500mila famiglie operaie messe insieme».
Non solo: poco meno di 2mila italiani «paperoni», membri del club mondiale degli ultraricchi, dispongono di un patrimonio complessivo superiore a 169 miliardi (escluso il valore degli immobili), cioé lo 0,003% della popolazione possiede una ricchezza pari a quella del 4,5% della popolazione totale.

 

 

Banca Mps, ok dell'assemblea al bilancio 2013

Banca Mps, ok dell'assemblea al bilancio 2013, chiuso con un rosso di 1,439 mld

Banca Mps, ok dell'assemblea al bilancio 2013, chiuso con un rosso di 1,439 mld


La Banca Mps ha approvato il bilancio 2013 chiuso con una perdita di 1,439 miliardi  di euro.
All'assemblea odierna hanno preso parte 934 votanti pari al 34,24% del capitale sociale con azioni aventi diritto di voto. L'ok è arrivato dal 99,17% delle azioni rappresentate.